Il Donbass 2.0 che rischia di far saltare i piani all’UE ▷ Dall’Aglio: “Studiano già gli escamotage”

La Camera dei Deputati della Romania ha approvato, tramite la procedura di adozione tacita, un disegno di legge che impegna il governo di Bucarest ad avviare “immediatamente e con urgenza” i negoziati con Chisinau per l’unificazione tra i due Paesi. Il testo, promosso a febbraio dalla deputata di SOS Romania Diana Sosoaca, richiama l’Atto finale di Helsinki del 1975, che consente modifiche dei confini con mezzi pacifici e consensuali. Il provvedimento passa ora al Senato romeno, che detiene il potere decisionale definitivo; un’eventuale unificazione richiederebbe comunque un referendum in Moldavia e il consenso delle autorità di Chisinau. Sullo sfondo resta la questione della Transnistria, dove vivono oltre 200mila cittadini russi tutelati, secondo Mosca, dalla propria Costituzione, e della Gagauzia, entrambe autonomiste e contrarie all’ipotesi di annessione.

Sul tema è intervenuto ai microfoni di Un Giorno Speciale lo storico Francesco Dall’Aglio, che ha inquadrato la vicenda nella sua reale complessità giuridica ed etnica. Come spiega Dall’Aglio in diretta: «Non tutta la popolazione moldava è favorevole a questa unione», ricordando che minoranze come quella della Gagauzia hanno già annunciato in passato l’intenzione di dichiarare la secessione in caso di accorpamento con la Romania.

L’analista si sofferma anche sulle conseguenze per l’Unione Europea: raccontando lo scenario di un ingresso automatico della Moldavia in UE e NATO tramite l’adesione romena, paragonabile al precedente delle due Germanie, Dall’Aglio osserva che si tratterebbe di una situazione “molto complessa da gestire”, anche per il peso economico che la nuova Romania allargata assumerebbe nei fondi di sviluppo comunitari.

Infine, come racconta ancora lo storico, la genesi del contenzioso è spesso fraintesa: la Transnistria dichiarò la propria secessione dall’URSS prima ancora che la stessa Moldavia proclamasse l’indipendenza, un dettaglio che ribalta la narrazione secondo cui l’indipendentismo transnistriano sarebbe stato “fomentato” da Mosca solo in un secondo momento.