Il governo ha introdotto delle nuove commissioni tra lo 0,5% e l’1,5% per le banche che superano 200 milioni di euro in garanzie statali attraverso il Fondo Centrale di Garanzia. Questa misura, seppure tecnica, desta una forte preoccupazione tra le piccole e le medie imprese manifatturiere italiane, che sono quelle più massacrate ad oggi dalla situazione.
Il timore principale qual è?
Che gli istituti di credito trasferiscano questi costi aggiuntivi stabiliti dal governo direttamente sugli imprenditori. Nel modo più semplice: attraverso forma di tassi di interesse più elevati. Cioè, è normale che le banche trasferiscano ai clienti dei costi che sono stati attribuiti a loro, anche se le banche hanno fatto degli utili incredibili negli ultimi anni. Inoltre, la nuova tassa potrebbe spingere le banche a una maggiore selettività, escludendo dal credito le aziende con profili di rischio più alti. Un simile irrigidimento colpirebbe probabilmente al cuore il tessuto produttivo italiano in una fase economica estremamente complessa.
Insomma, la burocratizzazione dell’accesso al fondo è un altro scenario temuto. Perché potrebbe ostacolare la liquidità necessaria per investire ed innovare, perché ovviamente siamo un sistema bancocentrico di piccole e medie imprese, microimprese e family business, peraltro. Cofimi Industria sottolinea che il credito accessibile è vitale per la sopravvivenza del Made in Italy. Infatti siamo un sistema bancocentrico. Serve allora un equilibrio tra la sostenibilità della finanza pubblica e il supporto reale alle imprese. Questo è il vero problema, cioè noi ormai da 30-40 anni stiamo distruggendo il sistema industriale italiano, sistema imprenditoriale italiano, con costi burocratici, tempo perso e un approccio ideologico.
Senza interventi correttivi il rischio concreto è un rallentamento forzato dell’intero motore economico nazionale. Allora è fondamentale evitare che il provvedimento trasformi il Fondo di Garanzia in un ostacolo anziché una risorsa.
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