Salta la scappatoia per chi paga poco e sfrutta tanto: ecco l’ultima che ridà dignità a chi lavora

Le recenti modifiche al decreto del PNRR, cioè del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, evidenziano un inasprimento delle sanzioni per gli imprenditori che utilizzano manodopera sottopagata.

Eliminato lo scudo

La novità principale riguarda l’eliminazione dello “scudo” che permetteva di evitare conseguenze penali attraverso il semplice ravvedimento operoso oppure il pagamento di sanzioni amministrative. Con le nuove norme, lo sfruttamento dei lavoratori e l’omesso versamento dei contributi diventano reati perseguibili con maggiore severità, mirando a contrastare il cosiddetto “dumping contrattuale”. La misura, insomma, punta a garantire che le aziende coinvolte nei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rispettino degli standard retributivi dignitosi.

Cosa significa per imprese e lavoratori

Il governo intende così rafforzare la tutela dei diritti dei lavoratori eliminando quelle zone d’ombra che favorivano la concorrenza sleale, perché evidentemente aziende che pagavano sostanzialmente il lavoratore al di sotto di quello che è ritenuto appunto uno standard retributivo dignitoso, avevano un vantaggio competitivo sul prezzo, perché avendo minori costi potevano abbassare i prezzi. Per le imprese questo significa l’obbligo di applicare i contratti collettivi nazionali leader del settore, pena sanzioni pecuniarie e interdittive. L’obiettivo finale è quello di una gestione più etica e trasparente delle risorse pubbliche, proteggendo la dignità salariale.

Questa normativa segna quindi un punto di svolta nella lotta al cosiddetto “caporalato urbano” e alle irregolarità negli appalti. Quindi sostanzialmente abbiamo uno scudo saltato per gli imprenditori e una maggiore tutela dei lavoratori.

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