Moggi lancia l’allarme: “Spalletti? Ecco cosa vuole dalla Juve per il rinnovo”

“RINNOVO SPALLETTI: ECCO COSA SUCCEDE” – Luciano Moggi è una figura che ha segnato un’epoca del calcio italiano. E’ stato uno dei dirigenti sportivi più influenti del nostro campionato, capace di lasciare un’impronta profonda in club storici come Roma, Lazio, Torino, Napoli e soprattutto la “sua” Juventus. In carriera ha guidato squadre capaci di conquistare sei scudetti (cinque con la Juventus e uno con il Napoli), tre Coppe Italia, cinque Supercoppe italiane. Oltre a una lunga serie di successi internazionali, tra cui una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa UEFA con i bianconeri, e la storica Coppa UEFA vinta dai partenopei guidati da Diego Maradona.

Proprio per questo, quando Moggi parla di mercato, progetto tecnico e strategie di squadra, le sue parole hanno un peso particolare. In diretta su Radio Radio – Lo Sport, l’ex dirigente è intervenuto per commentare la situazione della Juventus dopo l’arrivo di Spalletti, il possibile rinnovo per l’allenatore e per il giovane Yildiz. Con la sua consueta schiettezza, ha analizzato il momento del calcio italiano, toccando temi come il centrocampo bianconero, la politica dei trasferimenti e il ruolo dei giovani. Un pensiero, poi, alla sorprendente Roma di Gasperini, e il nodo rappresentato da Paulo Dybala.

Moggi, alla Juve conviene rinnovare subito i contratti di Spalletti e Yildiz?

“Dipende dai programmi della società. Spalletti, con l’accettazione del contratto di sei mesi, ha dimostrato di essere disponibile, ma vorrà capire fino a che punto la Juventus può competere. Una squadra che lotta per il terzo, quarto o quinto posto non serve a nessuno: i tifosi vogliono competitività per i primi posti. Il punto è capire se la società è disposta a fare ciò che serve per tornare a vincere: servono tanti ritocchil”.

Moggi, cosa manca alla Juve per tornare vincente?

Alla Juve manca un centrocampo armonico. L’attacco ha dei problemi, ma ha velocità e può fare bene in contropiede. Quando però bisogna costruire la partita emerge il problema. Serve un centrocampo che tenga le distanze, difenda la difesa e alimenti l’attacco. In questo momento manca ordine e sostanza”.

Il calcio italiano: perché si va a prendere “le riserve” all’estero?

“Questo problema investe tutto il calcio italiano. Non si tratta più un italiano in questo mercato, si vanno a prendere riserve di squadre straniere. Come può il nostro calcio tornare importante così? Prima si formavano giocatori in Italia e poi si prendevano i migliori. Ora si cerca la riserva della riserva. Il mercato di riparazione, in questo contesto, è un simbolo: ripariamo con chi non gioca altrove. Sarebbe meglio puntare sui nostri settori giovanili, anche se (pure quelli) oggi sono pieni di giovani stranieri…”

Yildiz: che dimensione può raggiungere? Può essere il nuovo Del Piero?

“Yildiz è un giocatore nato, su questo non c’è dubbio. Rispetto a Del Piero c’è una differenza sostanziale: Del Piero era sia “il miglior centrocampista”, sia “il miglior attaccante” delle squadre in cui giocava. Era un giocatore completo, capace di servire i compagni con precisione e di segnare con continuità. Yildiz è bravo indubbiamente. Col piede scrive, letteralmente. Però è più un giocatore da rifinire, perché salta molti uomini e può fare gol, ma non è un centrocampista classico. Io lo vedrei più dietro le punte: se c’è armonia con gli attaccanti, può diventare un crack, ma non lo considererei un regista, men che meno un centrocampista”.

Roma: cosa le manca per fare il salto di qualità?

“La Roma è già una squadra importante, con un allenatore che sta bene nel gruppo e dà risultati. Serve però un salto di qualità: ha molti giocatori discreti, ma nessuno davvero super. Con qualche giocatore di livello, la Roma può fare ancora meglio. Domenica contro il Milan ho visto una squadra che ha comandato la partita, e questo è un segnale positivo”.

Dybala: rinnovare o no?

“Su Dybala non posso dare un giudizio completo senza conoscere lo spogliatoio. Il giocatore c’è, ma gioca a fasi alterne e spesso subisce piccoli problemi fisici. Non ha più lo scatto di una volta, ma vede la porta e può fare la differenza. Il problema è che in momenti decisivi sembra assente, e se la Roma andrà in Champions League il discorso diventerà ancora più delicato, perché il livello è molto più alto rispetto all’Europa League”.

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