Da parte dei pensatori di fine 800′ l’ingresso sulla scena economica della classe proletaria e della borghesia era un problema da risolvere. Infatti l’economia non è affatto una scienza neutra e oggettiva come vuole farci credere il pensiero neoliberista da decenni. Al contrario ogni scelta economica è sempre opinabile, soggettiva, arbitraria, infatti è destinata a distribuire la ricchezza prodotta e come tale non è mai neutrale rispetto alla società. Sto dicendo che in realtà il pensiero che vi viene presentato come moderno, cioè il pensiero del capitalismo, non è che un’evoluzione sempre dello stesso scopo e cioè di concentrare la ricchezza in capo ai pochi che hanno da sempre controllato il nostro paese. Quei pochi sono stati sempre la divisione che ha governato per millenni, cioè potere religioso, depositario della scrittura e della cultura, il potere politico, re e imperatore che governavano, guerrieri e poi c’erano tutti gli altri, i proletari, i contadini, chiamati in modo diverso nei secoli.

Oggi questa distinzione non c’è più apparentemente ma c’è nella sostanza perché con un’operazione geniale dal punto di vista del marketing il pensiero unico neoliberista, estero vestito, è riuscito a convincere milioni di persone di quei dogmi che vengono ripetuti dai giornali e telegiornali di regime tutti i giorni: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, bisogna tagliare le pensioni. Naturalmente le pensioni dei poveri e della gente comune, non certo le pensioni dei ricchi, quelli che hanno gestito grandi poteri e grandi cariche istituzionali. Lo scopo è sempre quello: spostare la ricchezza economica da una parte all’altra. Per questo quando vi dicono questo lo dice la scienza economica dovete stare attenti perché in realtà è una parte della scienza economica che dice bisogna fare così. C’è una minoranza come me che parla di economia umanistica.

Malvezzi​ Quotidiani, pillole di economia umanistica con Valerio Malvezzi