Le cure domiciliari sono una metodologia che, da inizio emergenza Covid 19, ha aiutato tantissime persone positive, prendendo in fase iniziale la malattia per evitare conseguenze più gravi. Con l’aiuto di uno o più medici, i positivi vengono curati direttamente nella propria abitazione, evitando il sovraffollamento nei reparti. Una misura che, da un anno e mezzo, evita tantissimi decessi e aiuta tante persone ma che non sempre è vista di buon occhio. “Non fatevi illudere dalle cure domiciliari che sono #MioCuginoNews. Vaccinatevi e basta” scrive il medico Nino Cartabellotta sul suo profilo Twitter.
“Da che mondo è mondo la gente si cura a casa, il medico viene, ti cura e guarisci” inveisce di tutta risposta Fabio Duranti a “Un Giorno Speciale”. “Quando questo non è stato fatto, con tachipirina e vigile attesa, è successa una strage. Quello che hai detto è una cosa gravissima! Inciti la gente a morire! Quando ero piccolo, veniva il medico a casa: ho 59 anni e sto bene. Ho decine di amici curati così: queste persone erano indirizzate ai vostri tubi! Mentre con le cure domiciliari sono guarite! Qualcuno poi si arrabbia, soprattutto le persone guarite o le persone che sono morte.

Il medico è presidente di un’associazione, Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), sovvenzionata da enti pubblici e da case farmaceutiche, come quelle che producono Pfizer e Astrazeneca: “Perché questo parla? Chi è? Questo è presidente di una fondazione che scrive: ‘Diffondere le conoscenze e migliorare la salute’. Allora non puoi essere pagato dalle case farmaceutiche. Guardate sulla pagine di Gimbe: le fonti di finanziamento sono le aziende sanitarie locali, le università, le strutture di ricovero, società di divulgazione private, media, industrie come Astrazeneca Spa, Pfizer. Perché questo signore, pagato dalle case farmaceutiche, va in tv a dire di vaccinarsi? Io sono cresciuto a pane ed etica e qui vedo un conflitto d’interesse grosso come una casa. E non puoi scrivere che le cure domiciliari sono una scemenza, perché allora perché io sono vivo? Io dovrei essere morto, malato o qualcos’altro? Basta, per favore”.