Senza dubbio il pareggio 2 a 2 tra Benevento e Parma, serve più ai primi che ai secondi, ma i sanniti hanno rischiato di perdere questa partita. I gol di Glik e Ionita hanno illuso la squadra di Inzaghi di poter vincere tranquillamente, ma così non è stato. Il calcio è bello perché d’improvviso tutto può cambiare in campo e chi crede d’avere già la vittoria in tasca, può trovarsi dinanzi a una umiliante sconfitta.

Ma per i tifosi una partita persa male è aggiungere un elemento in più di pericolo, oltre il colesterolo, i trigliceridi e il diabete 2, per la salute del cuore. Io che di calcio me ne intendo, io che senza dubbi sono presuntuoso, io che vengo dai ‘potreros’ argentini, io che ho avuto il coraggio di abbandonare il calcio per amore delle donne, io che stravedo soprattutto per il gioco argentino e brasiliano, io che amo la classe dei Totti, dei Baggio, dei Pirlo, dei Zidane, dei Messi, dei Maradona, dei Pelè, dei Ronaldinho, dei Neymar, dei Ronaldo, eccetera, insomma, quello dei veri talenti, non posso esser rimasto contento di questa partita grigia, spenta, senza passione, e senza palle.

Il primo istinto, ora, (mentre tento di scrivere, con difficoltà, per la rabbia e la delusione) sarebbe quello d’esser ‘spietato’ con i dirigenti de La Strega. Mi piacerebbe mettere in luce tutti gli errori che per l’ennesima volta stanno commettendo; ma cercherò di star calmo e rispettare il lavoro di questi professionisti, che ‘certamente’ sono preparati, ma che altrettanto ‘certamente’ stanno commettendo errori in serie e fingono di non rendersene conto.

Alcune voci delle statistiche della partita parlano chiaro: 17 tiri del Parma contro 6 del Benevento; possesso palla 71% per il Parma contro il 29% del Benevento; passaggi 606 del Parma contro 255 del Benevento; e mi fermo qui. Perché Man, quasi sul finire, di testa, manda appena alto sulla traversa, quello che sarebbe potuto essere stato il gol della vittoria parmense.

Ho letto un po’ di commenti sul web e devo dire che i tifosi del Benevento mi sono apparsi abbastanza esasperati. Che cosa sta accadendo nel club? Perché alcuni uomini validi non giocano e continuano a rimanere sul campo altri che a malapena si reggono in piedi? Nella valutazione di alcuni di essi, quali sono i valori che si analizzano? Quelli meramente sportivi? O le varie e naturali simpatie o antipatie che inevitabilmente vi sono nei gruppi umani? Ho l’impressione che il covid-19, abbia portato con sé all’interno di certe squadre, un altro virus altrettanto invalidante e sovente mortale: quello dell’ingiustizia, della ‘vendetta’, dei rapporti contrattuali, e delle gelosie a causa delle pulsioni dell’Es.

Pippo, io te lo avevo detto: “squadra che vince non si cambia”. E questa frase che può apparire come ‘fatta’, condensa invece in sé, l’esperienza empirica di milioni di allenatori che la hanno attuata nella storia del calcio. Consiglio te e coloro che contano nello staff, di uscire fuori dal meccanismo perverso dell’autocompiacimento; e umilmente, senza mettere in atto piccole o grandi condotte (mi auguro inconsce) distruttive, che poi, in fondo, per un processo quantico, si ritorcono contro di voi, di analizzarvi restando aderenti alla realtà per risolvere il problema Benevento.
Con quale autorità mi permetto di consigliarvi questo? Chi sono io? Che voglio? Con nessuna autorità, se non quella di un giornalista diventato ormai ‘tifoso’ della strega. Ma di quella strega affascinante e sfacciata della stagione scorsa; della strega dai piedi buoni, dei coraggiosi, dei mai vinti.

Mimmo Politanò