In Europa sta nascendo l’asse Francia-Italia, o forse sarebbe più corretto definirlo l’asse Macron-Draghi.
Un asse che piace molto agli americani: più dell’asse franco-tedesco che ad Aquisgrana si era recentemente trasformato in un super-Stato all’interno dell’Unione Europea e aveva posto molta enfasi ai progetti di esercito comune che avevano fatto storcere il naso agli statunitensi.
Ma i mal di pancia degli Stati Uniti sono diventati più acuti quando la Merkel si è resa protagonista dell’accordo sugli investimenti tra UE e Pechino, che ha reso ancora più interdipendenti i due blocchi economici ignorando, tra l’altro, le critiche per le violazioni dei diritti umani in Cina.

La Merkel non resterà in campo ancora per molto, ed è in procinto di lasciare la scena politica. Troppe incognite sul suo successore che dovrà fare i conti con una opposizione che non tollera più le troppe aperture fatte nei confronti dei partner europei.
Macron sa bene che il rapporto con la Germania potrebbe presto cambiare, meglio quindi cercare il nuovo alleato ed approfittare del momento propizio per uscire dalla subalternità cui l’alleanza con la Merkel l’ha sempre costretto.
L’Eliseo ha quindi confermato che tra Draghi e Macron c’è un’intesa eccellente, oltre che una grande fiducia reciproca: i due hanno già fatto asse comune sul caso AstraZeneca, accusando la Germania di aver agito per il blocco di quei farmaci senza consultare prima i partner europei o le agenzie preposte, costringendo così gli altri paesi a doversi adeguare.

Ma cosa chiede in cambio la Francia?
Chiedono di penetrare indisturbati nel tessuto economico italiano – soprattutto per quanto concerne le banche – senza che il Governo faccia appello allo strumento del golden power per bloccare quello che dal Copasir hanno definito “colonizzazione predatoria contro l’Italia”.
Ne abbiamo già parlato: BNP Paribas già controlla Banca Nazionale del Lavoro; Crédit Agricole ha avviato la sua strategia di inserimento in Cariparma, Friuladria e Carispezia e ora lancia un’opa sul Credito Valtellinese.
Come se non bastasse si aggiunge alla lista anche la futura acquisizione di Borsa Italiana S.p.a. da parte del consorzio franco-olandese Euronext.

Ironia della sorte, a bloccare le acquisizioni dei nostri asset strategici da parte di potentati bancari e finanziari internazionali dovrebbe essere proprio il nostro Presidente del Consiglio, massima espressione di quegli stessi potentati, che oggi sta per chiudere un accordo con Macron.

La Matrix Europea, la verità dietro i giochi di potere – Con Francesco Amodeo