Continua la protesta di Vittorio Sgarbi contro le misure adottate dal Governo in merito al coronavirus. Ultimo atto di ribellione è stata la decisione di Sgarbi di andare a cena in un ristorante di Fano nonostante i Dpcm lo vietino. Il deputato ha motivato questo suo gesto riconducendolo ad un’azione politica, una ribellione nei confronti di uno Stato che utilizza il Covid per imporre limitazioni della libertà a suo avviso senza ragione. Sono poi arrivate le pattuglie dei Carabinieri che hanno imposto la chiusura di cinque giorni al locale, una sanzione da 400 euro al gestore – a cui si aggiunge una denuncia per aver impedito l’accesso alle forze dell’ordine – e 280 euro di multa ai commensali, per varie violazioni alle norme del Dcpm.

Le persone – ha detto in un video social Vittoria Sgarbi – che hanno combattuto per la libertà sanno che per la libertà si può perdere la salute, ma per la salute non si può perdere la libertà. Siamo in un ristorante, di Umberto Carriera, esempio vivo della resistenza contro la #dittatura imposta senza ragione. C’è un’azione di violenza che impone alle persone di fare quello che non vogliono fare, quindi occorre la resistenza. Oggi c’è il fascismo, ed è un fascismo che non va interpretato in senso storico… è una dittatura, una imposizione, il rovesciamento dei rapporti umani. Il coronavirus è stato usato come un’arma politica, un’arma ideologica, c’è quindi una dittatura che usa il coronavirus per piegare la libertà delle persone. Occorre ribellarsi, per cui noi in questo momento facciamo un’azione politica: ribellarci a uno Stato violento“.

Ecco il video pubblicato sui social in cui Vittorio Sgarbi, a cena al ristorante, motiva il gesto di ribellione


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