Dan Friedkin punta la Roma. James Pallotta sembra essersi convinto della necessità di cedere rapidamente la società. La trattativa, dunque, appare davvero giunta a dama. Termina una gestione molto discussa in riva al Tevere. Tra obiettivi mancati, trofei non conquistati, esposizione debitoria eccessiva e malintesi con bandiere storiche, i giudizi non sono certo lusinghieri.

L’affare, condizionato dallo stop per il Covid-19, si avvicina ai 600 milioni. Un bonus ulteriore verrà aggiunto se l’iter del nuovo stadio dovesse andare in porto.

Nel pomeriggio di ‘Radio Radio Lo Sport’ le nostre Teste di calcio hanno commentato i dettagli della trattativa fornendo anche i voti alla presidenza targata James Pallotta

Stefano Carina

Pallotta dimostra ancora una volta di non conoscere i romani. I romani ti dimenticano in un attimo. Puoi anche essere l’ex Presidente della Roma, puoi fare anche il bagno nella Fontana di Trevi, ma non ti viene a cercare nessuno. L’unico che non è mai scomparso dalla scena è stato Friedkin, che ha formulato la proposta che non è mai cambiata nei mesi ma solo nelle modalità di pagamento. Ma l’offerta post Covid è di 490 milioni, più 85 da riservare come aumento di capitale. Pallotta non è soddisfatto di questa offerta ma ormai deve vendere. Chiaramente ha provato a cercare un’alternativa. Questi signori, nella riunione andata in scena ieri, hanno confermato l’offerta leggermente superiore a quella di Friedkin ma Al Baker ha chiesto altre tre settimane. Pallotta non può concedere tre settimane. Nelle prime settimane di settembre la Consob darà il via al completamento dell’aumento di capitale. Servono 60 milioni.
In questi dieci anni bisogna dire che la Roma non ha vinto nulla. Pallotta ha preso una società che aveva 30 milioni di debito e la lascia con 300 milioni di debito. Lascia, in questo momento, una squadra scollata dalla gente.

Voto: 5

Luigi Ferrajolo

Pallotta deve cedere subito. L’unico ad essere nella condizione, al di là della cifra, è il texano perché ha già fatto uno studio prolungato e costoso. L’unico a poter dire in una settimana di prendersi la Roma è lui perché nessun altro pazzo mette 600 milioni sul piatto senza vedere i conti. Il mio voto alla presidenza di Pallotta è sufficiente. Ha rappresentato la transizione dagli ultimi presidenti artigianali ad un’azienda molto strutturata. Lui non ha vinto nulla però ha tenuto la Roma a certi livelli. Questi non è che vengono qui come lo Zio d’America e regalano eredità. Vengono per investire e perché hanno certe qualità nel far fruttare i loro soldi. La passione sportiva non può essere né quella di Viola, né quella di Sensi, neanche quella di Anzalone.

Voto: 6,5

Gianluca Lengua

Per dare il voto parto dagli obiettivi che Pallotta si era dato all’inizio. Quindi vincere il campionato, fare lo stadio, mantenere la Roma in attivo. Tutti obiettivi falliti. Per colpa sua, per colpa di altri? Non lo so. Ha sicuramente aiutato a far diventare la Roma una società importante sul piano strutturale. Ha rinnovato Trigoria, ha creato una struttura organizzativa importante e la Roma è diventata una delle società più importanti sui social network. Però ad esempio ha gestito malissimo l’addio di Totti e De Rossi. Ha venduto calciatori molto importanti che ti avrebbero portato a vincere qualcosa. Ha cambiato sempre modello di riferimento senza mantenere equilibrio. Dal punto di vista imprenditoriale ci ha capito poco.

Voto: 5

Furio Focolari

Il mio voto alla presidenza Pallotta è molto basso. Pallotta può essere rivalutato solo se vende bene, non per le sue tasche, ma per i tifosi della Roma. Lui ha trovato una Roma che arrivava seconda. Ha continuato a mantenerla nelle prime posizioni però, negli ultimi due anni, la Roma è scivolata indietro. Questo è solo merito suo.

Voto: 5

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