Parafrasando Hölderlin potremmo asserire che dove cresce il pericolo lì cresce anche la miseria del neoliberismo.

Ci hanno detto che i confini dovevano essere abbattuti, che il privato è meglio del pubblico, che l’Unione Europea era la nostra unica salvezza e ancora che lo Stato era il male per antonomasia, che gli ospedali dovevano essere chiusi per ragioni economiche di spending review.

E’ bastato semplicemente un virus a far crollare il castello di carta con tutte queste menzogne. E’ bastato semplicemente un virus a mostrare la falsità completa del liberismo, metodo di governo che avevano spacciato come buono per tutti quando in realtà era solo una vile copertura dei loro biechi interessi di classe.

La storia ci insegna che nelle epidemie vanno in rovina soprattutto le classi deboli. I casi alla “Don Rodrigo” sono minoritari.
Nelle pandemie crescono il cinismo e la spietatezza, crolla ogni impalcatura del vivere sociale e si rivela quanto il genere umano sia “un legno storto”, come dice Kant.

E’ il capolavoro del neoliberismo: se avete 70 anni siete troppo giovani per andare in pensione, ma abbastanza vecchi per poter essere lasciati morire senza cure.
Siamo passati dalle “frontiere sempre aperte” a misure da legge marziale nell’arco di poche ore, un vero e proprio rovesciamento dialettico.

Intanto (accidentalmente nel bel mezzo dell’emergenza) l’Ansa ci comunica la data: 16 marzo, giorno in cui il terribile meccanismo di stabilità europea verrà approvato. La data è stata ovviamente scelta a caso, sia chiaro.

Ebbene sì, proprio il Mes, quel dispositivo mortifero destinato ad annichilire la sovranità nazionale che non era stato approvato un tempo e per il quale secondo i monopolisti del discorso avremmo potuto dormire sonni tranquilli.
E’ un dato di fatto, il coronavirus viene già usato a tutti gli effetti come un modello di governo liberista.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro


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