I canoni dei buonisti sono piuttosto noti anche perché sfavilla il luccichio della rendita di tale condotta. 

Al vertice delle emittenti pubbliche, sia nei ruoli di gestione che di conduzione in video, si può aspirare soltanto se si è in grado di recitare lo spartito della solidarietà diffusa con il necessario cinismo. 

Nella maggior parte delle testate giornalistiche, su carta, in radio od in televisione, gli articoli riportano sempre alcune posizioni non criticabili, considerate dogmatiche. 

Tant’è che tali articoli sembra di averli già letti prima che vengano scritti. 

Quasi fossero il Vangelo. E quelli che dissentono? 

Vengono trattati con insofferenza da eretici. 

Ma torniamo ai canoni. Se qualche mentecatto non resiste alla tentazione di fare “bu” in uno stadio dinanzi ad un atleta di colore, per i cultori del buonismo cinico non occorre individuare il mentecatto (cosa piuttosto semplice con le nuove tecnologie) e sanzionarlo, viceversa occorre colpevolizzare l’intero sistema. 

La semplice ed innocente presenza sugli spalti rende magicamente tutti colpevoli. 

Al contempo, per il buonista di professione non sarebbe degno di pari censura chi inneggia all’Heysel, o a Superga, chi indica modi piuttosto “spicci” per “lavare” i tifosi di una squadra, o chi invoca 10, 100, 1000 Paparelli. 

In questi casi è tutto regolare perché non c’è un presupposto ideologico da difendere. 

Forse dopotutto per il buonista interessato si tratterebbe soltanto di poveri disgraziati o soggetti apparentemente indistinti che si possono tranquillamente insultare ed offendere. 

Purtroppo se non sei portatore di un qualche interesse diretto od indiretto per il cinico buonista non sei meritevole di tutela. 

Il rispetto e l’educazione si dovrebbero pretendere nei confronti di tutti gli esseri umani e di chiunque abbia sofferto o subito ingiustizie senza distinzioni di sesso, razza, lingua, … così recita l’articolo 3 della nostra Costituzione. SENZA DISTINZIONI …

Ogni anno si girano e si finanziano 40 film sulla Shoah, viaggi della memoria, iniziative culturali di ogni genere nel ricordo di quell’orrenda persecuzione … e sin qui nulla quaestio, ci mancherebbe. 

Massimo rispetto per chi è stato trucidato da barbari assassini senza scrupoli per la sola “colpa” di appartenere ad una etnia o ad una confessione religiosa, ma mi chiedo perché la stessa pietà e la stessa considerazione non viene rivolta ai morti ammazzati nelle foibe, nei campi profughi, negli eccidi di massa che ancora insanguinano il pianeta? 

Perché in questi casi c’è una tendenza a dimenticare? 

Perché il buonista prova un senso di fastidio, quasi di insofferenza al ricordo di morti ammazzati magari soltanto perché ITALIANI ?

Forse perché non possedevano banche, forse perché non appartenevano a lobby capaci di decidere i destini del pianeta, forse perché si doveva nascondere qualche scomoda compromissione, forse perché era gente semplice, forse perché italiani troppo soli ritenuti dalla Patria marginali e quindi sacrificabili (una sorta di scalpo da consegnare al vincitore), forse perché totalmente indifesi … donne e bambini buttati nei dirupi carsici, legati tra loro, a morire per i traumi o lasciati agonizzanti fino a quando la risalita delle acque nelle fosse non li avesse annegati. 

Le leggi razziali, l’olocausto, come del resto la tratta degli schiavi, ed ogni altra forma di abominio contro gli esseri umani segna il punto più basso della storia dell’uomo. 

Ma fare ciniche ed opportunistiche distinzioni è altrettanto ignobile e vergognoso.

Enrico Michetti


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