L’ingiustizia delle case popolari

"La richiesta di un alloggio è tipica di soggetti stanziali, e non dei cosiddetti itineranti".

case popolari

Ho il massimo rispetto per il genere umano, e considero le nazioni e le etnie soltanto perché effettivamente esistono e generalmente non per le diversità che le contraddistinguono.

Ma francamente non riesco a comprendere quando la politica italiana emana norme contro i cittadini italiani e poi, li taccia anche di razzismo qualora Questi osino protestare.

Sino ad oggi dilapidare il patrimonio pubblico ostentando umanità ha indubbiamente reso moltissimo.

E questo non per un sentimento sincero, ma per un preciso intento speculativo. Fare leva sul buon cuore degli italiani pronti a premiare qualsivoglia gesto caritatevole con una valanga di voti.

I voti poi, sono serviti a garantire ai ‘presunti umani’ tanti soldi, tanto potere ed una infinita arroganza.

Questa purtroppo è l’altra faccia dell’umanità, al netto di tutte quelle persone perbene che in silenzio, con i propri risparmi, privatamente, fanno quotidianamente opere di bene e non hanno alcun interesse ad intestarsi ed a sbandierare la propria misericordia.   

Non comprendo per quale motivo un soggetto in perfetta forma fisica appartenente alla comunità Rom debba avere un punteggio superiore rispetto ad un cittadino disabile italiano ai fini dell’assegnazione di un alloggio popolare.

Non comprendo per quale motivo un soggetto che riceve benefici ed agevolazioni con costi gravanti sulla collettività perché nomade possa godere di affidamenti antitetici al suo status. Mi spiego meglio. La richiesta di un alloggio è tipica di soggetti stanziali, e non dei cosiddetti itineranti. Stupisce quindi, che i nomadi percepiscano tutti i vantaggi dell’esser itineranti, ma al contempo, pretendano un trattamento preferenziale rispetto ai cittadini italiani anche in merito alle opportunità previste per chi dimora abitualmente nello stesso luogo.

Stupisce inoltre, la quasi non influenza dei reati commessi ai fini del riconoscimento del privilegio di vedersi assegnato un alloggio popolare. Per meglio dire, stupisce che abbiano legittimo accesso agli alloggi popolari persone che si siano macchiate dei reati di usura, estorsione, rapina, stupro, spaccio, furti a vario titolo, ecc.

Ultimamente si discuteva se addirittura potessero essere concessi alloggi ai soggetti condannati per reati di cui al 416 bis (le associazioni a delinquere più gravi).

Per non parlare di chi cerca l’alloggio popolare per poter scontare la pena detentiva ai domiciliari in alternativa al carcere.

Ora mi domando se il cittadino, che attraverso il pagamento delle tasse concorre ad offrire correttamente un alloggio a persone che nella vita soffrono un momento di difficoltà, possa accettare che nella distribuzione dei benefici concorra anche chi (a prescindere dal fatto che sia cittadino italiano o meno) non rispetti i sacrifici di quel cittadino ed anzi lo ripaghi depredandolo ossia praticando nei confronti del cittadino medesimo i reati di cui sopra?

Ovvero quel cittadino può accettare chi non rispetti una impostazione culturale fondata sul lavoro e sul rispetto delle regole? Oppure può accettare chi ritenga che sia corretto vivere in maniera totalmente grassatoria e parassitaria, non per necessità, non per disabilità o malattia, non per sfortunate contingenze della propria esistenza, ma per una arrogante e furbesca visione della vita?

Ogni persona può incorrere in disavventure che lo costringano a chiedere un sostegno al proprio Paese ed il Paese dovrebbe, se bene amministrato, essere in grado di trovare le soluzioni atte a superare la contingenza ed a rimuovere se possibile lo stato di bisogno. Soprattutto stimolando politiche volte alla creazione di LAVORO.

Unica cura alla ‘vera povertà’.

Un lavoro che consenta (art. 36 della Costituzione) una esistenza libera e dignitosa.

L’alloggio popolare, quindi, dovrebbe essere visto principalmente come un rifugio temporaneo al servizio del soggetto che ne gode soltanto relativamente al periodo in cui versi in uno stato di necessità. Rimosso il disagio, l’alloggio dovrebbe essere prontamente riassegnato ad altro soggetto che invece versi ancora in una fase acuta del disagio.

Anche perché, se così non fosse, noi assisteremmo ad un legittimo aiuto di stato che si trasforma in un indecente e speculativo regalo di stato.

Se poi, tali assegnazioni addirittura rispondono a criteri volti a sfavorire il cittadino contribuente ed a favorire meri soggetti prenditori a cui interessa poco o nulla che dietro un alloggio c’è chi lo ha pensato, chi lo ha programmato, chi lo ha costruito e soprattutto chi ha concorso a sostenerne la spesa, magari con un mutuo sulle spalle per l’acquisto della propria casa, allora qualcosa non sta funzionando!

O meglio qualcuno in nome della solidarietà sta legittimando un sopruso.

Fino ad oggi chi osava ribellarsi all’odioso inganno veniva bollato di razzismo.

Oggi non è più così!

E’ finito il tempo per il cialtrone di turno di affibbiare impunemente etichette ignobili al cittadino che contribuisce con rettitudine alla conservazione dello stato sociale e che giustamente si lamenta delle palesi distorsioni, speculazioni, e spesso porcherie che riguardano la spesa pubblica sulla gestione delle case popolari. 

Il re è nudo diceva una storia (avevano vestito il sovrano di nulla e con la forza della suggestione pretendevano che il popolo lo vedesse vestito, sino a che l’innocenza di un bimbo stanò gli imbroglioni).

Enrico Michetti