Stefano Colasanti, il vigile del fuoco che ha perso la vita sulla Salaria

Non chiamatelo eroe solo per scaricarvi la coscienza, signori ministri, signori della politica. Chiamate Stefano per quello che era: un vigile del fuoco, nonostante tutto, nonostante tutti voi“. La nota del sindacato è nuda e cruda, come la verità: non era in servizio Stefano Colasanti mentre transitava nel km 39 della SS4 ma quando il tuo lavoro consiste nell’aiutare le persone non stacchi mai veramente.

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Si è fermato, ha chiamato i soccorsi e poi non ha potuto fare più nulla soltanto perché la deflagrazione non gli ha lasciato scampo.  “Si era finto morto ieri per un’esercitazione” dice shoccato un collega, “è morto perché prima di noi vengono gli altri”. Il fratello ha saputo del suo decesso direttamente sul posto, era in servizio per la Questura di Rieti quando ha rilasciato le prime dichiarazioni sulla scomparsa del famigliare antecedente la scoperta del decesso. Il vigile lascia una figlia e un ricordo appassionato: sindacalista della Uil nutriva un grande interesse, oltre che per i diritti dei colleghi anche per il calcio. Dopo aver giocato aveva preso la decisione di allenare la squadra di calcio a 5 del Cittaducale. Sono altri 7 i vigili feriti gravemente, i riflettori si accendono dunque sulla loro condizione. Quel che è certo è che in questi momenti le parole “eroe” e “vigile del fuoco” assumono un pò di più le sembianze di sinonimi.