Volata Marchini-Storace Oggi il verdetto dei gazebo

FONDI PDL: DIMISSIONI E SUBENTRI, ECCO REGOLE LAZIO

Oltre diecimila romani – secondo il dato degli organizzatori – hanno partecipato alla due giorni di gazebo leghisti per la scelta del candidato sindaco di Roma, con le votazioni che si sono chiuse ieri mattina alle 13. «Siamo molto soddisfatti – ha commentato Gianmarco Centinaio, responsabile Ncs per Roma e il Lazio- per questo risultato che è superiore alle aspettative. Ringrazio personalmente tutti i militanti che hanno reso possibile questo piccolo miracolo. Crediamo che il segnale della città sia un’opportunità che viene offerta a tutto il centrodestra. Domani (oggi, ndr) analizzeremo con attenzione i risultati».

Lo scrutinio delle schede, raccolte in 33 urne, comincerà stamattina e alle 13, nel corso di una conferenza stampa alla Camera, il leader della Lega Matteo Salvini analizzerà i risultati. L’impressione raccolta ascoltando le persone accorse ai seggi è che ad aver collezionato più preferenze sia stato Alfio Marchini, che ieri peraltro si è recato a votare alla postazione di piazza Goldoni, su via del Corso, per solidarizzare con il Carroccio dopo le aggressioni di sabato a diversi gazebo. «Non ci spaventano intimidazioni né minacce. Ovunque ci sarà un abuso alla libertà e alla sicurezza dei romani noi saremo anche fisicamente al loro fianco» ha detto Marchini, lanciando anche un segnale non scontato di vicinanza politica al Carroccio.

Ma a un’incollatura dal costruttore romano ci sarebbe Francesco Storace e diverse preferenze sarebbero state raccolte anche da Irene Pivetti. L’unico dato politico al momento certo, però, sembrerebbe essere la bocciatura riservata dai votanti a Guido Bertolaso. Non a caso è solo sull’ex capo della Protezione Civile che si è sbilanciato ieri Matteo Salvini: «Se Bertolaso non entusiasma me non è un problema, se non entusiasma i romani bisogna invece porsi il problema» ha detto il leader della Lega. «Noi siamo nati per ascoltare la gente, le candidature a tavolino non ci interessano» ha continuato, «e io offrirò agli alleati quest’apporto di dieci mila e rotte idee gratis da parte dei cittadini romani che si sono recati ai gazebo sulle cose da fare e sui nomi».

Resta ora da capire come il risultato della consultazione cambierà il quadro del centrodestra nella finora accidentatissima corsa al Campidoglio. Di fronte a un risultato netto, infatti, difficilmente Salvini potrebbe non sostenere il vincitore della consultazione. Se invece le preferenze risultassero più distribuite tra i tre battistrada (Marchini, Storace e la Pivetti) nessuna ipotesi potrebbe essere esclusa. L’unica certezza, al momento, è che la Lega non vuole – e non può, a questo punto – più fare marcia indietro sulla bocciatura di Bertolaso.

A meno che non si individui una soluzione alternativa. E, anche da questo punto di vista, il risultato uscito dai gazebo qualche indicazione potrebbe darla, visto che tra le preferenze indicate dai romani nella sesta opzione – «Altro» – ce ne sarebbero alcune centinaia per Giorgia Meloni. L’ipotesi che la leader di Fratelli d’Italia, nonostante la gravidanza – scenda in campo come «extrema ratio» per tenere unita la coalizione, non è insomma del tutto tramontata, seppur con tutte le incognite di una campagna elettorale da affrontare col pancione.

Gli alleati forzisti e di Fratelli d’Italia, peraltro, hanno già ribadito che non riconosceranno il risultato della consultazione criticando con durezza i mancati controlli sui voti multipli e la presenza di extracomunitari e immigrati irregolari ai gazebo.

Parole che, al momento, rendono sempre più improbabile una ritrovata armonia e fanno sbiadire molto rapidamente il ricordo della famigerata foto di Bologna con i tre leader – Salvini, Berlusconi e Meloni – l’uno al fianco dell’altro. Il mancato accordo a Roma, infatti, terremoterebbe la coalizione in molte delle altre città al voto esclusa, forse, solamente Milano. In barba a sondaggi che a livello nazionale descrivono un centrodestra che, se unito, sarebbe in grado di battere il Pd. Il rebus del centrodestra nella Capitale, con tutte le sue conseguenze, continua a tre mesi dalle elezioni ad apparire di difficilissima soluzione.

Il Tempo