Visco: «Imprese e sindacati troppo rigidi, frenano il Paese»

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ROMA Sono trascorsi 40 anni e l’Italia non riesce ancora a liberarsi dai «lacci e lacciuoli» denunciati a suo tempo da Guido Carli. Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco rispolvera la metafora utilizzata dal proprio predecessore a Palazzo Koch per puntare l’indice su chi, secondo la sua opinione, frena la riscossa del Paese alla ricerca di una via di fuga dalla crisi. Nel suo intervento all’Università Luiss dove si celebravano i 100 anni dalla nascita di Carli, ieri Visco ha spiegato che «i problemi odierni sono molto simili a quelli che si potevano osservare al termine del governatorato del grande economista». Vale a dire un grumo di «rigidità legislative, burocratiche, corporative, imprenditoriali e sindacali che sono sempre la remora principale allo sviluppo». Un duro affondo seguito da un ragionamento più articolato. «Oggi non manca, come non è mancata in passato – ha denunciato il numero uno di Bankitalia – la consapevolezza delle cose da fare. Ma i movimenti della politica e del corpo sociale sono apparsi impediti e l’azione è risultata largamente insufficiente rispetto al bisogno». Un problema molto serio in quanto, ha proseguito Visco «le conseguenze dell’immobilismo sono diverse da quelle degli anni settanta: mentre allora si pagava con l’inflazione oggi c’è il ristagno». Dopo aver indicato la patologia, il governatore ha suggerito anche la medicina per uscire dal guado. E prendendo ancora a prestito antiche valutazioni espresse da Carli nel ’71 ha spiegato che «nè l’impulso della spesa pubblica, pur se orientata nelle direzioni più congrue, nè l’espansione creditizia, pur se attuata con coraggio, varranno, da soli a restituire vigore all’economia italiana ferita». Un’economia che, a giudizio di Visco, offre segni di risveglio incoraggianti che vanno confermati nei mesi e negli anni futuri. A patto che prosegua l’azione riformatrice.

LE REAZIONI
Com’era ovvio le parole dell’uomo che guida Bankitalia hanno suscitato reazioni stizzite nel mondo sindacale. Duro Raffaele Bonanni che ha accusato Visco di «parlare a vanvera». «Non si può fare di ogni erba un fascio» si è lamentato il segretario della Cisl invitando le massime autorità a stare attente a quel che dicono «perché gridando allo sfascio stanno diventando loro gli untori del populismo italiano». Commentando più nel merito le parole del governatore, Susanna Camusso ha accusato Visco di «riproporre ricette che hanno già mostrato il loro fallimento». A Visco il segretario della Uil Luigi Angeletti ha invece chiesto di fare autocritica «per aver perseguito con la Bce politiche di austerità che ci hanno portato a una disoccupazione giovanile del 50% mentre gli altri, Usa e Giappone, stampavano denaro». Bankitalia – ha aggiunto Angeletti «partecipa alla Bce e con questa politica, anche eliminando gli sprechi e facendo le riforme, non faremo strada».

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