Usa, Trump: “Il nuovo decreto sull’immigrazione la prossima settimana”

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“La stampa è diventata così disonesta e fa un enorme disservizio ai cittadini americani. Dobbiamo parlarne, perché come presidente sono qui per cambiare quello che non funziona. Il livello di disonestà è fuori controllo”.

Dopo l’attacco alla magistratura politicizzata, ecco Trump prendersela con i giornalisti, altro tema familiare e attualissimo in Italia, durante la sua prima conferenza stampa “uno contro tutti” alla Casa Bianca. L’occasione anche per annunciare la nomina di Alexander Acosta alla guida del Dipartimento del Lavoro, dopo la rinuncia all’incarico di Andrew Puzder. “I media ci attaccano perché non vogliono quello che stiamo facendo – ha spiegato ancora Trump -. Alcuni dei media sono fantastici, onesti, ma molti di loro danno un’immagine distorta” del Paese.

Il presidente ha cercato di riassumere così “quello che stiamo facendo”: “Ho ereditato un caos, è un caos, all’interno dei nostri confini e al di fuori di essi. Il lavoro viene portato all’estero, le aziende si trasferiscono in Messico e in altri Paesi, gli stipendi sono bassi. Il Medioriente è un disastro, la Nord Corea”. Trump ha assicurato: “Mi occuperò di tutto, voglio lo sappiate”. A cominciare dalla controversa politica di chiusura sull’immigrazione, per la quale il presidente ha promesso un nuovo decreto “la prossima settimana” dopo la definitiva rinuncia al bando ai musulmani di sette Paesi bocciato da giudici: “Non mi tirerò indietro dal difendere il mio Paese, manterrò le mie promesse”.

Nel frattempo il dipartimento americano di Giustizia ha annunciato che il nuovo ordine esecutivo è “rivisto in modo sostanziale” rispetto a quello firmato il 27 gennaio scorso. Stando alla giustizia Usa, il decreto terrà conto dei temi sollevati dalla corte d’Appello di San Francisco. “Sarà scritto sulla base di quella decisione”, ha detto il presidente che poco prima aveva definito “sbagliata”. L’annuncio è arrivato durante la conferenza stampa. Ancora una volta Trump ha difeso il ‘muslim ban’ negando l’evidenza: per lui, la sua entrata in vigore è stata semplice e il caos provocato subito dopo negli aeroporti è spiegabile con un problema informatico vissuto da Delta (cosa che invece non ha influito su quanto accaduto).

Il presidente non ha potuto fare a meno di affrontare uno dei temi del momento: le rivelazioni, attribuite dal presidente a “spioni dell’intelligence che la pagheranno cara”, sui presunti colloqui intercorsi tra il suo ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, costretto alle dimissioni dalla vicenda, e funzionari russi. “Sono tutte fake news” ha detto liquidando la questione, “quei report sui rapporti di miei consiglieri e assistenti con funzionari russi sono una barzelletta”.

Telefonando all’ambasciatore russo, “Flynn stava facendo il suo lavoro” ha affermato, ammettendo allo stesso tempo di aver trovato inaccettabile che l’ex consigliere alla sicurezza non abbia riferito il contenuto dei colloqui al vice presidente Mike Pence e che poi abbia sostenuto di non ricordare i dettagli. A precisa domanda, il presidente ha risposto di non aver dato indicazioni a Flynn di discutere con la controparte russa delle sanzioni americane. E ha ripetuto ancora una volta di non avere interessi in Russia, “non possiedo nulla, non ho prestiti, non ho affari”. In ogni caso, ha aggiunto Trump, “ho chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare sulla fuga di notizie. Sono atti criminali, devono essere fermati”.

Il presidente ha quindi ribadito l’intenzione, già manifestata durante il discorso di insediamento alla Casa Bianca, di riformare profondamente le forze armate statunitensi: “Hanno equipaggiamenti e strumenti vecchi e poveri, ma non sarà più cosi”. Così come la volontà della sua amministrazione di sradicare dal mondo la minaccia dello Stato Islamico: “L’Isis si è diffuso come un cancro, è un altro caos che ho ereditato”. Sul fronte interno, dopo averlo abrogato per decreto, Trump è tornato sulla riforma sanitaria: “L’Obamacare è un disastro, agiremo per smantellarlo e sostituirlo”.

La Repubblica