Uragano Tsipras «Cambiamo la storia la troika è il passato»

ALEXIS TSIPRAS A PALERMO

La prima telefonata di Alexis Tsipras – il vincitore assoluto di queste elezioni senza aver raggiunto però la maggioranza assoluta che gli avrebbe permesso di governare da solo – è quella diretta al sommo regista Costantinos Costa Gavras, uno dei greci più famosi, l’autore di «Zeta, l’orgia del potere» e di «Missing» (con Jack Lemmon) e di altri film impegnati e politicissimi. «Abbiamo vinto e dobbiamo subito dare un segnale importante al mondo – gli dice Tsipras – e dunque ti andrebbe di fare il presidente della repubblica nella nuova Grecia che andiamo a costruire? Noi ti vogliamo e ti appoggiamo. Sarebbe una cosa meravigliosa». Forse, si può fare. E intanto però Tsipras che poteva stravincere non ha stravinto ma governerà con un esecutivo di coalizione – a meno che nella notte i suo numeri non crescano di quel poco che basterebbe – e infatti non comincia subito a festeggiare in piazza il leader della sinistra targata Syriza. E quando poi lo fa, nella piazza dell’università su un palco colorato con un drappo rosso, e mentre la folla lo celebra come fosse Salvador Allende, non alza il pugno chiuso ma fa il segno della vittoria con le due dita: come un Churchill che non è. E non è neanche un tipo da bandana in testa che strepita ubriaco per la vittoria – Masaniello è napoletano e de Magistris non è Tsipras – ma appare un personaggio misurato sia pure nella sua gioia.
LA PREOCCUPAZIONE

Si percepisce in lui un po’ di paura, perché se avesse vinto più pienamente sarebbe potuto andare a letto meno con qualche grattacapo in meno. È oltre il 36 per cento ma mancano due seggi per lo strike. «Il popolo ha sconfitto l’austerità», sono le sue prime parole. Di una vittoria annunciata che è una vittoria ma una vittoria mutilata, a meno che lo spoglio delle ultime schede non contenga la sorpresa. Lui la vittoria la sente tutta ma non tuttissima e comunque non vuole infierire sul leader conservatore del governo uscente, Samaras, il quale gli telefona per fargli i complimenti e lui, il premier tra poche ore, fa il magnanimo: «In politica si vince e si perde, ci sono gioie e sconfitte». La sua gioia é anche un po’ quella di chi sa che le difficoltà della vittoria non sono minori delle pene della sconfitta. E infatti non sarà facile per Tsipras mantenere le promesse a valanga che é andato facendo in campagna elettorale. Questa per esempio: riassumere buona parte dei dipendenti pubblici che il governo battuto non ha licenziato perché cattivo ma perché il vetero-assistenzialismo tramite il quale ogni partito,di destra e di sinistra, ha riempito di clientes lo Stato é un sistema anti-storico e non più sostenibile.
Ma ecco che, prima di parlare pubblicamente nella piazza stracolma dell’università dove si canta e si balla e si beve, ouzo più sirtaki più Bella ciao, Tsipras lascia sede del partito e lí sotto in mezzo alla folla festante scorge due cartelli. In uno c’è scritto in tedesco: «Buonanotte signora Merkel». In un altro si legge i inglese: «Stai calma e vai all’inferno, Ue». Tsipras sorride e fa ciao con la mano. E intanto però, pur sorridendo, se egli conoscesse i versetti dialettali di Anonimo Romano (ossia di Maurizio Ferrara, papá di Giuliano, che li scrisse all’indomani del primo grande successo del Pci nelle elezioni del 1976) li farebbe immediatamente suoi: «Amo vinto / e mo’ che cazzo famo?». I suoi fan credono di avere conquistato il Palazzo d’Inverno, ma questo é folclore. Altri suoi tifosi, italiani, si sono infilati nella sua sede, e da un balcone hanno esposto una vecchia bandiera del Pci – sezione romana di Villa Gordiani – e dopo aver ricevuto gli applausi della gente in piazza hanno annunciato, per chi é riuscito a capirli: «Adesso annamo a fa’ i coatti da un’altra parte». E cinque minuti dopo infatti espongono la stessa bandiera da un altro balcone. E incassano altri battimani. E pugni chiusi. Ma anche questo é folclore.
La sostanza é in queste parole di Tsipras: «L’Europa dei popoli ci guarda e crede in noi. Dobbiamo incarnare la speranza». O almeno essere testimonial – ma ci riuscirà una sinistra di tal fatta? – di una svolta per la quale l’euro non sia più la moneta che rappresenta l’ortodossia tedesca ma qualcosa di meno arcigno, di più flessibile, di meno vetero-europeista che faccia ripartire lo sviluppo in un continente che si sente senza più aria e nel quale soffrono gli imprenditori e soffrono i lavoratori.
IL PALCO

Ma ora il vincitore é sul palco all’università e sta dicendo nella notte: «Con il voto storico di oggi il popolo greco ha dato un ordine molto chiaro. La Grecia volta pagina, abbandona l’austerità, esce dalla catastrofe, lascia la paura dietro di sé, supera cinque anni di sofferenze e chiude il circolo vizioso della vita impossibile e della povertà imposta». E ancora: «Il voto annulla l’accordo di austerità con la Troika che rappresenta il passato».
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I seggi ottenuti da Syriza: per governare da soli ne servivano 151

Poi: «I greci hanno mostrato all’Europa la strada del cambiamento». Parole di chi non si sente Che Guevara né Allende, anche se quelli di Alba Dorata vorrebbero fargli fare più o meno la stessa fine del presidente socialista cileno. Ma Tsipras già prova ad assumere il format dello statista responsabile sia pure radicale: «La Grecia presenterà ora nuove proposte. Un nuovo piano per i prossimi quattro anni». I problemi che avrà Tsipras saranno forse maggiori nella politica interna, e il partito alleato sarà probabilmente To Potami, di centrosinistra (che ieri si è detto disposto all’appoggio esterno), piuttosto che a livello internazionale dove tutti – e alla Merkel glielo ha fatto capire anche Mario Draghi – sanno quanto occorre cambiare verso al rigorismo cieco e sordo. E in questa impresa il prossimo premier greco avrà bisogno dell’Italia di Renzi e della Francia di Hollande, e loro di lui, per evitare velleitarismi a vanvera. Intorno a lui ci sono quelli che si fanno le canne. Quelli che ballano il reggae. Quelli che pensano «oggi in Grecia domani in Italia» ma soprattutto in Portogallo, dove vincerà lo Tripras iberico (Pablo Iglesias di Podemos). Quelli che, e qui qualche ragione ce l’hanno, vedono il pericolo rappresentato dall’avanzata di Alba Dorata e ogni disillusione prodotta dal governo Tsipras sarà benzina per il partito di estrema destra. E si deve pure sbrigare il leader vincente a fare un governo,perché anche dai tempi di creazione dell’esecutivo deriverà la rispettabilità dell’immagine di questa strana nuova sinistra post-novecentesca che deve dimostrare – e sarà complicato – di non avere niente in comune con i propri antenati.
LA NUOVA ERA

Ora Tsipras sta annunciando che «comincia una nuova era» e i suoi deputati sfilano tra la gente e alcuni sono piacenti e sembrano attori da film – di Costa Gavras? – e altri hanno l’aspetto da intellettuali da ceto medio riflessivo, altri ancora fanno il pugno chiuso. Sulla piazza dell’università, il grande Alexis inebriato e impensierito per la vittoria dicd ancora: «Ringrazio tutti quelli che dal resto d’Europa sono venuti qui a guardare ciò che sta accadendo e a darci il loro sostegno. La Grecia é diventata interessante finalmente e se lo merita». E qui c’é il nazionalismo, l’orgoglio patriottico di Tsipras, che poi é una delle ragioni – ben percepite dagli elettori – della sua vittoria. Gli altri Paesi europei, e l’Italia tra questi, sono ben intenzionati a non fargliela sprecare. E chissà se il messaggio greco, ma non solo greco, é davvero arrivato a frau Merkel. Che certamente non conosce la canzone “Rock in the casbah”, dei Clash, che in questa piazza viene suonata a volume altissimo ed é un inno un po’ anarchico.

Il Messaggero