Unioni civili, rischio slittamento: è scontro. M5S e Sel attaccano il Pd

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Quarantotto ore per approvare le unioni civili al Senato. Sulla carta, dopo la calendarizzazione del voto finale sulle riforme al 13 ottobre, è questa la sfida a cui governo e Pd sono chiamati per incassare un primo ok al ddl Cirinnnà. Una sfida, invero, pressochè impossibile: la sessione di bilancio incombe su Palazzo Madama, le divergenze tra Pd e Ncd restano e oggi anche Sel e M5S, alleati dei Dem sul dossier, hanno attaccato a muso duro governo e Pd, accusandoli di «fregarsene» delle unioni civili.

La delusione, non solo tra i vendoliani ma anche in una parte del Pd, per il probabile slittamento all’anno prossimo oggi era palpabile a Palazzo Madama. La relatrice del ddl, Monica Cirinnà, al termine della capogruppo che ha deciso il calendario delle riforme si aggirava in Transatlantico con il collega Sergio Lo Giudice evidentemente delusa. Anche perché, quello dell’ok alle unioni civili entro l’anno «è una promessa che hanno fatto anche a noi», si sfoga un senatore Pd. I Dem assicurano tuttavia che si farà di tutto per accelerare, sfruttando magari il fatto che, sebbene formalmente la sessione di bilancio (durante la quale non possono essere discussi, anche nelle commissioni, provvedimenti che comportino spese aggiuntive) abbia inizio il 15 ottobre, è comunque possibile che slitti di qualche giorno.

Negli anni scorsi è già accaduto e quest’anno il 15 ottobre cade di giovedì di modo che per l’inizio della sessione si potrebbe anche andare a lunedì, osserva una fonte di governo partendo da un presupposto: il giorno dopo l’ok alle riforme, ovvero il 14 ottobre, il ddl su richiesta del Pd sarà calendarizzato in Aula.

Ddl che, al momento, giace in commissione con un iter rallentato dai mille emendamenti rimasti e dalla trincea di Ap che, tra l’altro, oggi presenta emendamenti che prevedono il carcere fino a 4 anni per il cosiddetto utero in affitto. Con il risultato che l’incardinamento del ddl subito dopo le riforme implicherà quasi certamente il suo approdo in Aula senza mandato al relatore o perfino un nuovo testo. Poi, ci sarebbe una finestra di una manciata di giorni per approvare il provvedimento e mandarlo alla Camera.

Nel frattempo, tra Pd e M5S-Sel è polemica. Con i secondi che accusano i primi di «non fregarsene nulla delle unioni civili». In capigruppo era stata chiesta la calendarizzazione del ddl per lunedì, prima cioè dell’illustrazione degli emendamenti alle riforme, è l’accusa della vendoliana Loredana De Petris che in Aula ripresenta la richiesta di calendarizzazione incassando il no dell’Assemblea e innescando, con il M5S, una vera e propria bagarre, nella quale interviene anche il capogruppo Pd Luigi Zanda che contro-accusa: «Fate solo ostruzionismo».

Il Pd, incalza il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, «ha difeso con forza» la legge chiedendo «con estrema energia» che il ddl riforme venisse votato l’8 ottobre di modo da avere una finestra utile per il ddl Cirinnà. Quelle di Sel e M5S sono «lacrime di coccodrillo: hanno guadagnato 5 giorni sulle riforme e messo in difficoltà la legge che dicono di volere», sottolinea Scalfarotto.

Il Messaggero