Una nazionale di diffidati

BUFFON_NAZIONALE

MONTPELLIER C’è un avversario particolarmente insidioso sul cammino dell’Italia a Euro 2016. Un avversario che non ti concede nulla e che alla prima occasione ti punisce, ben più insidioso della Spagna che affronteremo lunedì a Parigi o della Germania o Slovacchia agli eventuali quarti di finale. Quell’avversario si chiama diffida e all’Italia fa più paura di Sergio Ramos, Iniesta e Morata.

Son ben dieci i giocatori azzurri che al prossimo giallo rischiano la squalifica. Si tratta di Buffon, Sirugu, Barzagli, Bonucci, Chiellini, De Rossi, Thiago Motta, Insigne, Zaza, Eder. Decisamente troppi se paragonati alla Spagna che in diffida ha il solo Sergio Ramos. Decisamente troppi, complice il gioco aggressivo di Conte che prevede un pressing alto e asfissiante che rischia però di produrre falli e quindi sanzioni disciplinari.

Tutta la difesa titolare è a forte rischio ma anche negli altri reparti facciamo fatica a stare tranquilli, viste le diffide per i due centrali davanti alla difesa (De Rossi e Motta) e persino davanti, con Eder, Zaza, Insigne, siamo riusciti a complicarci ala vita.Tanto per fare dei numeri la Croazia in diffida ne ha otto, la Francia quattro come il Belgio, mentre i più bravi e buoni sembrano essere gli spagnoli visto che sul taccuino dei cattivi è finito solo il centrale del Real Madrid.

Un cammino in salita dagli ottavi in poi, complice il tabellone di sinistra dove ci sono le migliori forze europeo, reso ancora più complicato proprio dalla spada di Damocle che pende sul capo dei dieci azzurri ammoniti. L’esame Irlanda cui è stato chiamato Bonucci, ha dato indicazioni non rassicuranti con il ministro della difesa che ha accusato il colpo giocando una partita non certo ai suoi livelli, fatta di insicurezze e paura. La cattiveria agonistica chiesta da Conte ha prodotto risultati importanti, le vittorie su Belgio e Svezia, ma anche inquietanti segnali per il futuro. L’Italia rischia e già contro la Spagna difesa e centrocampo saranno chiamati ad un super lavoro.

L’Italia2, oltretutto, non ha funzionato, con pochissime certezze e tanti punti negativi. Impossibile non prescindere da quelli che Conte ritiene i titolatissimi anche hanno dato spettacolo nella prime due uscite. E quella contro la Spagna diventa già un crocevia fondamentale. Non solo per andare a prendere la qualificazione ai quarti, ma anche evitare di arrivare al presumibile appuntamento con la Germania con una squadra con gli uomini contati e magari con le pedine più importanti fuori.

Perché poi dopo i quarti di finale, si azzerano tutti i cartellini per permettere alle quattro elette di giocarsi le ultime due sfide (semifinale e finale) con tutti gli effettivi della rosa a disposizione. Chiedere più attenzione significherebbe snaturare il gioco di Conte, fatto di pressing e grinta, evitando qualche fallo e magari concedendo qualcosa in più agli avversari, sarebbe una sconfitta inaccettabile per un ct che dal primo giorno dal suo arrivo sulla panchina azzurra, ha impostato la sua Italia in questa maniera. Con tutti i rischi che un determinato atteggiamento tattico comporta. Perché in campo, e Bonucci ce lo ha confermato, bisogna essere se stessi. Costi quel che costi.

IL TEMPO