Ue, caos sulle nomine Renzi avverte: l’Italia pretende rispetto Si sgonfia il caso Letta

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BRUXELLES I capi di Stato e di governo dell’Unione Europea ieri non sono riusciti a trovare un accordo sul «ticket» che dovrebbe affiancare il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, al vertice delle istituzioni comunitarie. Confrontati ai veti incrociati sui candidati per il prossimo presidente del Consiglio Europeo e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, i leader dei 28 hanno deciso di convocare un altro Vertice straordinario il 29 agosto. L’opposizione dei paesi dell’Est alla candidatura di Federica Mogherini e il conflitto tra Popolari e Socialisti sul successore di Herman Van Rompuy alla presidenza del Consiglio Europeo non hanno permesso di trovare il giusto equilibrio tra famiglie politiche, nuovi e vecchi paesi, uomini e donne. «Chiedo rispetto per un paese fondatore», ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dopo che i paesi dell’Est hanno contestato Mogherini. Lo stallo sulla nomina dell’Alto Rappresentante rischia di ritardare la formazione della Commissione presieduta da Juncker e complicare l’assegnazione dei portafogli chiave. «Il 15 agosto è la data ultima per fare in modo che il nuovo esecutivo sia in funzione a novembre», spiegano nell’entourage di Juncker.
L’offensiva contro il ministro degli Esteri italiano è guidata dalla Lituania, sostenuta dagli altri paesi baltici, ma ha trovato echi anche nel Partito Popolare Europeo, compreso Juncker. «Vogliamo vedere persone che non siano pro-Cremlino», ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaité. «Come minimo deve essere una persona neutrale sui problemi geopolitici attuali con la Russia». La visita di Mogherini a Mosca una settimana fa e l’invito a Vladimir Putin per il vertice con i paesi asiatici in ottobre a Milano hanno irritato gran parte dei partner. Il primo ministro svedese, Fredrik Reinfledt, ha avvertito che «l’Alto rappresentante deve portare al Cremlino il messaggio della maggioranza dei paesi UE». Anche l’esperienza del ministro degli Esteri italiano è messa in dubbio. «Abbiamo il problema che ora c’è una candidata italiana che non è propriamente dotata di forte esperienza in politica estera», ha spiegato il popolare tedesco Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri all’Europarlamento e consigliere di Merkel. Nel suo discorso a Strasburgo mercoledì, Juncker aveva chiesto una personalità «sperimentata» per il posto attualmente occupato dalla britannica, Catherine Ashton.
In realtà, i paesi dell’Est sarebbero pronti a dare il via libera a Mogherini, ma solo in cambio della nomina di un loro rappresentante al Consiglio Europeo.«Almeno una delle persone nei posti chiave deve venire dalla nostra regione. E i liberali devono essere rappresentati», ha spiegato il primo ministro dell’Estonia, Taavi Roivas, che vorrebbe vedere il suo predecessore Andrus Ansip al posto di Van Rompuy. Durante il pre-summit del PPE, Merkel si è intrattenuta a lungo con il premier polacco, Donald Tusk per sondare la sua disponibilità. Ma i Socialisti insistono per avere entrambe le posizioni apicali, con Mogherini a capo della diplomazia europea e la premier danese, Helle Thorning-Schmidt, al posto di Van Rompuy: una soluzione inaccettabile per i paesi dell’Est. Con Thorning-Schmidt – secondo i Popolari e gli Est europei – gli Esteri dovrebbero andare al polacco Radoslaw Sikorski o alla bulgara Kristalina Georgieva. Tra i potenziali «ticket» per un accordo – Thorning-Schmidt e Georgieva, Ansip e Mogherini – una fonte del PPE ha lasciato intendere che Van Rompuy aveva in tasca una proposta difficile da rifiutare per Renzi: Enrico Letta alla presidenza del Consiglio Europeo. «Ho forti dubbi», ha risposto una fonte vicina a Van Rompuy. Secondo un altro diplomatico, «il nome di Letta non è mai stato proposto».

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