Ue, allarme sul terrorismo Isis «In Europa 3 mila combattenti»

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Sono trascorsi 11 anni da quando Osama bin Laden invitava a colpire con attentati suicidi gli Stati Uniti e i suoi alleati, Italia compresa, nella guerra contro l’Iraq. Due anni prima c’era stato l’orrore delle Torri Gemelle che avrebbe “istituzionalizzato” il conflitto tra Occidente e integralismo islamico. Oggi quel conflitto, seppur sotto bandiere diverse, è più vivo che mai e l’Europa deve guardarsi da minacce a cui essa stessa fa da incubatrice. Minacce che, denunciano i Servizi segreti, sono sempre più difficili da individuare perché la sensazione, forte, è che il folle messaggio diffuso dall’Isis potrebbe essere raccolto da singoli e improvvisati jihadisti che non comunicano a nessun altro le loro intenzioni: semplicemente, una mattina si svegliano e colpiscono. E la “politica” dello sgozzamento, oltre a un coltello, richiede solamente una ferocia bestiale. Una “politica” assai più semplice di quella delle stragi di Madrid e Londra del 2004 e 2005 con il loro carico di 250 morti e quasi tremila feriti.
LA PREVENZIONE
E così si susseguono in diversi Paesi europei i fermi e gli arresti di persone ritenute potenziali minacce targate Isis. Ieri in Germania la polizia dell’Assia ha arrestato un ventunenne sospettato di prepararsi per colpire con un «atto violento». Il ragazzo aveva trascorso ad agosto in Siria un lungo soggiorno e sulla sua pagina Facebook aveva postato la bandiera nera dell’Isis.
EX MILITARE SPAGNOLO
In Spagna nove persone, 8 marocchini e uno spagnolo, accusate di terrorismo e di appartenenza a una cellula della jihad collegata allo Stato islamico sono state arrestate all’alba di ieri a Melilla e Nador. Il capo della cellula è un ex militare dell’esercito spagnolo. L’uomo, di nazionalità spagnola e originario di Melilla, era stato in Mali e in altre zone di conflitto come “soldato” della Jihad ed era incaricato di arruolare combattenti per l’Isis al sud dell’enclave spagnola in Marocco e a Nador, nel nordest del Paese magrebino. Altre due persone, dopo le 9 di due giorni fa, sono state fermate in Gran Bretagna – dove ieri il Parlamento ha dato il via libera ai raid aerei contro l’Isis in Iraq – perché sospettate di appartenere o di dare appoggio a gruppi jihadisti. Ieri il coordinatore europeo dell’antiterrorismo Gilles De Kerkhove ha dichiarato alla Bbc che sono oltre 3.000 – tra quelli ancora in azione, già rientrati in Europa oppure uccisi in guerra – gli europei che si sarebbero arruolati nelle file dell’Isis per combattere in Iraq e in Siria. De Kerkhove non ha potuto non sottolineare che gli attacchi aerei occidentali fanno aumentare il rischio di azioni di ritorsione in Europa. E il rischio si moltiplica se si considera, come affermato ieri davanti all’Assemblea generale dell’Onu dal presidente iracheno Fuad Masum che «c’è una nuova generazione di terroristi cha ha il passaporto Usa o della Ue».

Il Messaggero