Ue, affondo di Renzi «Dobbiamo parlare come i cittadini» Duello sulle nomine

Matteo Renzi 1

BRUXELLES Cambia verso all’Europa. Potrebbe essere questo lo slogan con cui Matteo Renzi si presenta a Bruxelles. Non ha appena detto, l’altro giorno subito dopo il successo elettorale, che «la rottamazione» va avanti? Ebbene, Renzi la vuole esportare – ma senza forzare troppo per il momento – anche in Europa. Perché «l’Europa deve parlare ai cittadini». Ovvero, va rifatta. Le vanno tolte la parrucca e la polvere. E il sapore forte di burocrazia. Il premier italiano si sente uno che ha vinto e stravinto in patria e vuole giocarsi sul tavolo del potere comunitario la sua forza. Procurando all’Italia alcuni posti importantissimi nello scacchiere dell’eurocrazia. «Il nostro Paese – così Renzi avverte i partner entrando alla cena dei 28 capi di Stato e di governo – farà la parte del leone». Obiettivo massimo la presidenza della commissione Ue. Intanto, «la discussione di oggi (ieri, ndr) è andata nella direzione giusta», per Renzi che lasciando il consiglio informale Ue ribadisce: «Per salvare l’Europa bisogna cambiare l’Europa». 
CENA CON MERKEL
Matteo è l’unico premier che insieme alla Merkel ha superato con successo le elezioni, e ora vuole dimostrare di saper sedurre i colleghi europei come ha fatto con gli elettori italiani. A cena con la Cancelliera e con gli altri, trasmette il messaggio che più gli sta a cuore: «L’Italia c’è e la nuova Italia saprà conquistarsi un riconoscimento pieno della sua forza». Senza strappi. Senza inutili rodomontismi da Italietta. Senza forzare, per ora sulle nomine, che sono state la parte seconda e piu pesante, del menù di ieri sera. «Ma più delle persone e degli incarichi che ricoprono per noi sono essenziali gli accordi sui contenuti», la linea di condotta è questa. Ma l’obiettivo non immediato, è procurare all’Italia poltrone che contano. Improbabile l’Eurogruppo per Padoan, perché istituzione finanziaria e c’é già Mario Draghi alla Bce. Ma se cadono vari birilli – a cominciare dalla candidatura di Juncker sgradita a Renzi, non sostenuta dalla Merkel e Cameron ha già cominciato il suo siluramento – come presidente della commissione europea Enrico Letta potrebbe diventare una carta spendibile. In seconda battuta, Renzi punta ad avere il ministro degli esteri europeo, carica finora affidata alla pallida lady Ashton ma luogo cruciale nel potere globale. E grande vetrina in cui la nuova Italia può mettersi in mostra come traino della nuova Europa «dei cittadini» e dell’uscita sperabile dalla crisi economica e dalla subalternità geopolitica. Intanto, ieri, è saltata la partecipazione di Renzi al prevertice del Pse. E il segretario del Pd si è perso una scenetta che gli sarebbe piaciuta. 
Il socialdemocratico tedesco Steinmeier davanti allo sconfitto Hollande, abbracciato da Renzi poco dopo sul luogo dell’attentato anti-ebraico di sabato scorso, se ne esce con questa battuta a proposito dell’esito delle elezioni: «Dovremmo brindare a prosecco e non a champagne». Anche alla cena dei 28, qualcuno per farsi sentire da Renzi rispolvera questa battuta. E comunque, agli occhi dell’eurorottamatore, anche il Pse non deve apparire qualcosa di freschissimo. Non è andato alla riunione per questo, cioè per non essere associato con una sinistra alla Schulz? Di sicuro, come luogo dello sconfittismo, la riunione socialista non può apparire al vincente Renzi il posto più piacevole da frequentare in questo frangente. Lui che di nomine non parla, ma la trattativa l’ha cominciata, per svecchiare il Pse e dare lustro all’Italia punta a piazzare il votatissimo e esperto Gianni Pittella come presidente del gruppo parlamentare dove il Pd ha in numeri più forti degli altri o su Roberto Gualtieri che nel primo mandato da eurodeputato ha raccolto considerazione. 
La prima parte della cena dei 28 è dedicata alla valutazione del voto, e Renzi si è preso i complimenti anche della Merkel. Nel menù della seconda parte ha dominato l’inizio della discussione sulle nomine. Renzi ha adottato lo stile soft. Pensando di piazzare i suoi colpi quando il momento sarà maturo. Se l’obiettivo grosso svanisce (presidenza Ue), Pittella alla presidenza dell’Europarlamento e un commissario con delega in materia economica sono traguardi raggiungibili. 

IL MESSAGGERO