Ucraina, minaccia dei russi sul gas A Sebastopoli assediata una base

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Referendum in Crimea, forniture di gas russo all’Ucraina, sanzioni dell’Unione europea verso la Russia, osservatori dell’Osce diretti in Crimea ancora bloccati da milizie filo-russe. Sono i piatti forti “serviti” ieri dalla crisi ucraina ai quali, come “contorno” si sono aggiunti una manifestazione di decine di migliaia di persone sotto il Cremlino a favore dell’annessione della Crimea, l’arrivo a Sebastopoli di nazionalisti serbi filo-russi, la notizia di un presunto infarto che avrebbe colpito Yanukovich a Mosca e il ricovero a Berlino per un’operazione di ernia di Yulia Timoshenko. Un “pasto” altamente pesante addolcito dalla decisione della squadra paralimpica ucraina di partecipare ai Giochi di Sochi inaugurati ieri ma reso definitivamente indigesto dalla notizia dell’occupazione di una base militare ucraina a Sebastopoli da parte di uomini armati filorussi senza alcuna insegna sulle divise. Scortati da un camion militare una ventina di russi sono penetrati nella base, protetta da un centinaio di soldati ucraini, lanciando granate assordanti. Dopo una breve ma intensa trattativa i russi se ne sono andati senza non prima aver malmenato brutalmente due fotografi.
La “guerra del gas” è una costante nei rapporti tra Mosca e Kiev e ieri è riesplosa con l’annuncio di Gazprom che se l’Ucraina non salderà i quasi 2 miliardi di dollari di debiti le forniture saranno tagliate e a fine marzo non sarà rinnovato lo sconto del 30% sulle forniture.
IL CREMLINO
 
Da Gazprom al Cremlino, dal gas alla diplomazia. Ieri il portavoce del presidente Putin Dmitry Peskov non ha fatto sconti a Europa e Usa affermando chiaro e tondo che «l’Occidente sta ignorando il diritto all’autodeterminazione richiesto da alcuni in Ucraina». In un’intervista televisiva, Peskov ha definito il sostegno dell’Occidente al nuovo governo ucraino come «il trionfo di doppi standard». «Quello che stiamo vediamo in Ucraina – ha aggiunto – è il trionfo dell’illegalità, del cinismo e del crollo del diritto internazionale». Poi ha concluso: «Spero non torni la guerra fredda». E da Bruxelles Vladimir Cizhov, ambasciatore russo presso l’Ue, ha liquidato così l’annuncio delle sanzioni «Saranno inefficaci e per noi è più importante pensare a risolvere la questione ucraina che pensare alle sanzioni».
Mosca mette in un cassetto le sanzioni ma sulla crivania tiene bene in vista il dossier sul referendum sull’adesione alla Russia del 16 marzo in Crimea. Ieri anche il Senato russo ha annunciato che «sosterrà la «decisione storica del parlamento della Crimea legata al referendum». Il presidente del Senato, Valentina Matvienko, ha definito «legittima» tale decisione ricordando l’analoga iniziativa del referendum scozzese. La popolazione tatara della pensiola ha annunciato il boicotaggio della consultazione popolare. 
La convocazione del referendum «è uno sviluppo grave che complica» la possibilità di arrivare a una soluzione politica della crisi. Ad affermarlo ieri da Stoccolma, dopo una missione a Kiev, il vice segretario generale delle Nazioni Unite Jan Eliasson. Crimea che resta irraggiungibile per gli osservatori dell’Osce anche ieri bloccati da miliziani filo-russi.