Ucraina, mercoledì un nuovo vertice Putin: «Ci sarò solo a certe condizioni»

VLADIMIR PUTIN 2

Slitta a mercoledì la possibile firma di un nuovo accordo di pace nell’est ucraino, mentre Mosca ammonisce gli Usa che eventuali forniture di armi a Kiev potrebbero avere «conseguenze imprevedibili» e «minare gli sforzi per una soluzione politica». Dopo una «lunga ed esaustiva» conference call nel «formato Normandia», Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande hanno deciso di incontrarsi l’11 febbraio a Minsk. Ma solo «se entro quella data si riuscirà a concordare su un certo numero di punti sui quali abbiamo discusso intensamente negli ultimi tempi», ha ammonito il leader del Cremlino da Sochi, dove ha incontrato Aleksandr Lukashenko. «Faremo del nostro meglio per organizzare il summit con l’obiettivo di ottenere la pace nella nostra casa comune», gli ha fatto eco il presidente bielorusso, «l’ultimo dittatore d’Europa» secondo l’amministrazione Usa, che sta tentando di recuperare credibilità agli occhi europei trasformando Minsk nel palcoscenico dei negoziati, finora falliti.
OGGI A BERLINO

Ma è proprio dagli accordi di Minsk dello scorso settembre che si intende ripartire, anche se il rischio resta quello di un conflitto congelato, modello Transnistria o Abkazia: come ha annunciato la cancelleria tedesca, «si continua a lavorare ad un pacchetto di misure nel quadro degli sforzi per una soluzione globale del conflitto nell’est dell’Ucraina». Gli sherpa sono i vice ministri degli Esteri dei quattro Paesi, che si ritroveranno oggi a Berlino. Prima di mercoledì, come ha precisato il Cremlino, è prevista anche una riunione del cosiddetto gruppo di contatto, formato da rappresentanti di Mosca, Kiev, Osce e separatisti filorussi, «per preparare le condizioni e i temi sostanziali» del vertice.
LE CRITICITÀ

Tra i punti più discussi, la definizione della linea del fronte dopo gli avanzamenti dei ribelli, la distanza di arretramento delle armi pesanti, il controllo della tregua e dei confini russo-ucraini (attraverso cui entrano mezzi e militari russi, secondo l’Occidente), lo status delle aree controllate dai ribelli. Questa volta, comunque, sarebbe fissato un timing dei vari passi da fare. Segnali di ottimismo arrivano da Kiev: Poroshenko ammette «progressi» nella conferenza telefonica a quattro e spera che i colloqui a Minsk portino ad un «rapido e incondizionato cessate il fuoco». Anche il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, si aspetta «decisioni importanti». Ma a Monaco mette in guardia John Kerry sul rischio di «conseguenze imprevedibili» in caso di forniture belliche americane a Kiev, avversate da gran parte dei Paesi europei, a partire dalla Germania, per il timore di gettare altra benzina sul fuoco.
LA PRUDENZA

Il segretario di Stato Usa John Kerry frena: «Vi assicuro che non ci sono divisioni, noi siamo uniti, siamo uniti nella diplomazia e lavoriamo insieme, tutti d’accordo sul fatto che non possa esserci una soluzione militare». Le divisioni, invece, ci sono, eccome: tra i principali Paesi europei (Italia compresa) e Washington, e pure all’interno della Casa Bianca, incalzata non solo dal senatore repubblicano John McCain ma anche da interessi più trasversali. In ogni caso Hollande, artefice con la Merkel della nuova mediazione europea, è stato chiaro: se fallisse il nuovo piano di pace, l’unico scenario sarebbe la guerra. E l’ipotesi di armi letali Usa a Kiev diventerebbe più probabile, mentre per la Ue «sarà inevitabile un ulteriore rafforzamento delle sanzioni, che pure l’Italia non vuole», come ha avvisato il titolare della Farnesina Paolo Gentiloni.
SETTIMANA DECISIVA

Certo, il summit di Minsk è «un’ottima chance» ma, come ha precisato il capo della diplomazia Ue Mogherini, «è troppo presto per cantare vittoria». Quella che inizia si annuncia come una settimana decisiva per la crisi, quasi un countdown verso la guerra o la pace: oggi la Merkel – vera protagonista della nuova mediazione – volerà da Obama cercando di allontanare l’opzione militare su cui il presidente Usa deve decidere. Mercoledì invece il summit di Minsk, alla vigilia del vertice Ue che potrebbe decidere nuove sanzioni. Tutto dipende dal nuovo piano di pace, un lavoro di acrobazia diplomatica per dare garanzie a Putin – sull’autonomia del sud-est ucraino anche come grimaldello contro l’ingresso dell’Ucraina nella Nato – e salvare la faccia a Poroshenko, che rischia le reazioni casalinghe del “partito della guerra”.

Il Messaggero