Turchia, Erdogan ad Ankara per Consiglio sicurezza. Berlino: “Beffe a stato di diritto”

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Stamani è comparso nella centrale piazza Taksim, un tempo cuore delle manifestazioni antigovernative e ora centro delle manifestazioni di sostegno a Erdogan, un enorme striscione appeso sulla facciata del centro culturale Ataturk che minaccia “Gulen, cane del diavolo, impiccheremo te e i tuoi cani allo stesso guinzaglio”.
Il Consiglio per l’alta educazione (Yok) ha sospeso 95 membri del personale accademico dell’Università statale di Istanbul e i rettori di altre quattro università turche. Nel frattempo, i 1.577 decani delle università turche hanno presentato formalmente le loro dimissioni, chieste ieri dallo stesso Yok, di questi 1176 sono dipendenti pubblici e 401 legati a fondazioni private. Il numero delle persone rimosse dal proprio incarico sfiora i cinquantamila.

Tutte le decisioni sono state motivate dalla necessità di verificare eventuali legami con la confraternita di Fetullah Gulen, il miliardario e ideologo islamico residente negli Usa dal 1999, ex alleato e attualmente acerrimo nemico del presidente turco, che lo ritiene la mente del tentativo di colpo di stato. Per lo stesso ipotetico legame con Gulen, l’authority per le comunicazioni ha sospeso le trasmissioni di 24 emittenti Tv e radio e il direttorato per la stampa ha comunicato il ritiro del tesserino per 34 giornalisti.

Intanto le autorità giordane hanno chiuso una scuola ad Amman di proprietà di Gulen. In una nota diffusa da media ufficiali, il ministero dell’educazione giordano afferma che l’istituto è stato chiuso perché “violava ripetutamente i regolamenti del ministero”. Fonti ufficiali giordane, citate dai media in forma anonima, affermano invece che l’ambasciata turca ad Amman ha chiesto alle autorità del regno hascemita di chiudere la scuola per ragioni politiche. La stessa richiesta sarebbe stata fatta anche alla Cambogia.

Il governo turco ha bloccato anche l’accesso a WikiLeaks, che ha pubblicato 294.548 mail inviate e ricevute da 762 indirizzi mail dei vertici dell’Akp, il partito che Erdogan fondò nel 2002 e di cui è sempre stato indiscusso leader.

Da Roma è arrivata la notizia che, con una risoluzione approvata all’unanimità dal plenum e che sarà inviata al Guardasigilli Andrea Orlando e al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il Csm ha sospeso “ogni rapporto di cooperazione” con il Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri della Turchia “fino a quando non sarà fatta chiarezza sul ruolo di tale Consiglio nelle determinazioni che hanno portato all’arresto o alla destituzione di oltre duemila magistrati”. “Non vi è libertà e legalità in quel Paese dove i giudici non sono liberi”, ha affermato il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Canzio e Pasquale Ciccolo, intervenuti nel corso del plenum.

Sono intanto ripresi, ed è la prima volta dopo il golpe, i raid aerei contro la guerriglia curda nel nord dell’Iraq. Il Cremlino ha confermato che presidente Vladimir Putin incontrerà Erdogan in Russia “i primi di agosto”, smentendo le voci che volevano Baku come luogo dell’atteso incontro.

Anche la Germania alza il sopracciglio: Ankara, secondo Berlino, “si fa beffe dello stato di diritto”. “Quasi ogni giorno”, ha denunciato Steffen Seibert, portavoce del governo federale tedesco, “assistiamo all’adozione di misure che si fanno beffe dello stato di diritto, e che non badano al principio della proporzionalità”. La stessa Angela Merkel aveva stigmatizzato l’ipotesi di ripristinare la pena di morte, ventilata da Erdogan. Per la cancelliera un’eventuale mossa in tal senso “porrebbe fine alle trattative per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea”. Seibert aveva inoltre condannato le “disgustose scene di vendetta” cui si sta assistendo dopo il golpe mancato.

Protesta anche Amnesty international, che chiede alle autorità turche di rispettare i diritti umani e di non restringere arbitrariamente la libertà d’espressione. “È doveroso che le autorità rispettino lo stato di diritto – ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia. “La popolazione si sta ancora riprendendo dai tragici avvenimenti del fine-settimana ed è fondamentale che la libertà di stampa e la circolazione senza ostacoli delle informazioni siano protette, anziché soppresse”, ha sottolineato Gardner.

Fonte: La Repubblica