Tribunale assolve Led Zep, “Stairway to heaven” non fu plagio

Led Zeppelin

“Stariway to heaven”, il più celebre successo dei led Zeppelin, non fu un plagio: lo ha deciso un tribunale di Los Angeles, assolvendo Jimmy Page e Robert Plant dall’accusa presentata dalla fondazione “Randy California”, intitolata al chitarrista autore del presunto brano plagiato.

All’epoca Randy Wolf – enfant prodige, compagno di gruppo di Jimi Hendrix e che non seguì l’amico in Inghilterra solo perché, ancora minorenne, la mamma non glielo permise – militava negli Spirit, gruppo californiano (donde il soprannome, datogli dallo stesso Hendrix per distinguerlo da un omonimo chitarrista di un altro stato) esponente di punta del jazz-rock psichedelico.

La causa riguardava infatti “Taurus”, uno strumentale acustico che ricorda più di un po’ la prima parte di “Stairway to Heaven”: come ha anche ricordato un altro ex membro degli Spirit, il bassista Mark Andes, nel 1969 i due gruppi condivisero il palcoscenico durante il tour statunitense dei Led Zep, e quindi questi ultimi ebbero occasione di ascoltare anche dal vivo la canzone, uscita su disco nel 1968.

“Stairway to Heaven”, uscita tre anni più tardi, fino al 2008 aveva prodotto ricavi per 562 milioni di dollari, probabilmente più di quanto gli Spirit – penalizzati dalla scarsa promozione della propria casa discografica, che non ritenne opportuno farli partecipare a Woodstock nonostante fosse stato offerto loro lo slot immediatamente precedente a quello di Hendrix – abbiano raccolto con l’intero catalogo.

Randy – scomparso nel 1997 – non aveva mai intrapreso iniziative legali nei confronti del Led Zeppelin, fedele anche all’atteggiamento piuttosto disinvolto in materia adottato dagli artisti dell’epoca, che spesso si prendevano vicendevolmente in “prestito” idee musicali – senza contare il debito, raramente onorato, verso i bluesman dei decenni precedenti, liberamente saccheggiati (non ultimi dagli stessi Led Zep) e quasi mai citati nei crediti.

La giuria ha stabilito che Plant e Page ebbero effettivamente accesso alla canzone incriminata, ma che l’accusa non è riuscita a provare che gli elementi propri di questa fossero “intrinsecamente simili” all’introduzione di “Stairway”: verdetto che lascia un po’ perplessi, considerando alcuni dei precedenti – in primis quello rimasto celebre di George Harrison per “My sweet love”, in cui il tribunale lo condannò per “plagio involontario”.

ASKANEWS