Tevez-Buffon-Morata. È una Juve da paura

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Tevez è un mostro. Quarto gol in quattro partite di campionato (lui ha saltato il Cesena), sesto gol in cinque partite stagionali. Ma al solito, il gol è un particolare della prestazione, da incredibile trascinatore. Corre, lotta, picchia, combatte: non sempre è impeccabile dal punto di vista tattico, ma è un vaore aggiunto tremendo, un’onda d’urto agonistica che travolge l’avversario e, cavalcata dai compagni, porta la Juventus al di là di ogni ostacolo. Compresa l’Atalanta che poteva essere uno scoglio sul quale si poteva incagliare la nave di Allegri. Ma questa Juventus è superiore “sotto ogni punto di vista”, direbbe Conte e questa sera ha prevalso soprattutto la compattezza e l’inarrestabile voglia di vincere del gruppo bianconero. Due gol dell’Apache, uno del baby Morata, un rigore parato da Buffon che allunga l’incredibile striscia senza subire reti (sono cinque le partite di campionato e sei considerando la Champions).

FATICA JUVE – Per la prima volta dall’inizio della stagione, la Juventus trova davanti a sé una squadra aggressiva e per nulla intimidita dal confronto con i campioni d’Italia degli ultimi tre anni. Pressing alto che blocca le ripartenze della Juventus sul nascere, soffocando Bonucci e Chiellini, mentre Gomez e l’ex Estigarribia impegnano al massimo Lichtsteiner ed Evra. La difesa bianconera è seriamente impegnata, Ogbonna gioca la migliore partita da quando veste la maglia bianconera e Buffon non corre particolari rischi. Ma la Juventus non riesce a schiacciare l’avversario come le è capitato in altre occasioni.

DETERMINAZIONE – Nella fase di possesso i bianconeri sembrano aver smarrito le linee di gioco: molte azioni sono lasciate alle intuizioni del singoli con più talento, con Tevez che corre ovunque, non sempre con costrutto, e Llorente che fatica moltissimo, smazzando tanto, troppo lavoro sporco e arrivando poco lucido al tiro. La determinazione agonistica dei bianconeri è però micidiale: prima resistono alle ficcanti iniziative atalantine, che vanno smorzandosi con il passare dei minuti, poi avanzano con inesorabile furia. E dopo averlo sfiorato il gol al 33’, al 35’ passa con Tevez: azione insistita dell’inesauribile Lichtsteiner che penetra in area, tocca morbido, Biava anticipa Vidal ma Tevez è il più lesto da due passi ad insaccare. E il gol della volontà e della classe.

RIGORE PARATO – Nella ripresa l’Atalanta riprende ad attaccare e la Juventus regge come nel primo tempo, ma al 13’ Chiellini si distrae, così una sponda di testa di Boakye lancia Molina in area e Chiellini che perde il tempo l’anticipo lo insegue e, forse, lo tocca. L’arbitro indica il dischetto. Tira Denis in modo non impeccabile, Buffon fa una grande parata e sulla ripartenza Tevez raddoppia con un tiro da fuori, non esattamente imprendibile per Sportiello, gravemente colpevole. Insomma, dal possibile pareggio, l’Atalanta si ritrova sotto di due gol e va ko. Stesa come un pugile che ha preso il colpo fatale.

MORATA – La partita resta comunque vivace. E l’ingresso di Morata che prende il posto di Llorente rende frizzante la manovra juventina, fino al gol del 3-0 firmato di testa dallo stesso giovane spagnolo che incorna un cross perfetto di Pereyra (ma l’azione era stata innescata dall’onnipresente Tevez). Finisce con la gioia del ragazzino che conferma quello che di buono si era intravisto finora. Adesso c’è anche lui a sgomitare là davanti.

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