Tesoretto, assegno per i più poveri e soldi ai precari della scuola

TASSE SOLDI

Non solo sostegno alla povertà. Il miliardo e seicento milioni ricavato nel Documento di economia e finanza grazie al migliore andamento del Pil, potrebbe andare in parte anche a finanziare il disegno di legge del governo «la buona scuola» e la manutenzione delle strade. «Il governo sta riflettendo, nessuna decisione è stata presa», ha spiegato il responsabile economico del Pd Filippo Taddei, ma «le priorità» per l’impiego del tesoretto da 1,6 miliardi emerso nel Def «sono contrasto alla povertà e scuola». In particolare i soldi potrebbero andare a rafforzare i fondi necessari all’assunzione dei precari, provando a trovare una soluzione anche per gli insegnanti di seconda e terza fascia rimasti per ora esclusi dalla stabilizzazione. Non solo. Dopo il caso della frana che ha fatto crollare il viadotto della strada che collega Palermo e Catania spaccando in due la Sicilia, il governo starebbe valutando la possibilità di dirottare una piccola quota del tesoretto (basterebbe qualche decina di milioni) per aprire subito i cantieri sulla tratta siciliana. Ma il punto centrale al quale Palazzo Chigi in stretta connessione con il Tesoro lavora, è dare una risposta alla povertà più estrema. Sul tavolo resta sempre l’idea di rafforzare l’Asdi, la nuova assicurazione «di ultima istanza» contro la disoccupazione. Un assegno di circa 500 euro al mese erogato per sei mesi ai disoccupati che hanno giù usufruito di tutti gli altri ammortizzatori sociali e sono in una situazione grave di indigenza. Il sussidio riguarderebbe soprattutto le categorie di ultracinquantenni vicini alla pensione, magari con figli a carico e con dei redditi Isee molto bassi. Per il momento la misura dell’Asdi, che sarà operativa dal prossimo primo maggio, la festa dei lavoratori, è stata finanziata nei decreti del jobs act con una somma di 200 milioni di euro. Fondi sufficienti a coprire al massimo 60 mila persone. Ogni 100 milioni di euro di maggiore stanziamento permetterebbero di coprire altre 30 mila persone. Se tutto il miliardo e seicento milioni fosse impiegato a questo scopo, la copertura del reddito minimo potrebbe arrivare a oltre mezzo milione di persone. «Non c’è nessuna decisione», ha spiegato ieri anche il ministro del lavoro Giuliano Poletti, aggiungendo che il premier Renzi «ha detto molto chiaramente che nelle prossime settimane approfondiremo questo tema». L’orientamento generale è «riferibile alle problematiche sociali più acute», ha aggiunto il ministro e tra queste «persone che non hanno il lavoro, famiglie povere con più figli» e anche «chi perde il lavoro ed è avanti con l’età e non arriva al pensionamento».
Più difficile apparirebbe invece, almeno per il momento, l’ipotesi di allargare il bonus da 80 euro agli incapienti. Si tratta di una platea troppo ampia, e con soltanto 1,6 miliardi a disposizione ri rischierebbe di non riuscire a dare che un paio di decine di euro a coloro che guadagnano meno di 8 mila euro l’anno. Una cifra troppo bassa, che farebbe rischiare uno scivolone simile a quello del governo Letta quando decise di spalmare su una platea troppo ampia i pochi fondi a disposizione.
LE ALTRE IPOTESIUn’altra ipotesi, suggestiva, che circola al ministero del Tesoro, è impiegare almeno 400 milioni di euro del tesoretto proprio per trasformare il bonus fiscale in una detrazione. Adesso, infatti, la principale misura del governo Renzi è contabilizzata come una «spesa sociale». Questo significa che aumenta le uscite senza ridurre la pressione fiscale. Quest’ultima è indicata nel Def nel 43,5% del Pil, una cifra record. Se invece il bonus fosse contabilizzato come detrazione la pressione scenderebbe immediatamente al 42,9%.

Il Messaggero