Terrore a Sydney termina nel sangue il blitz per liberare gli ostaggi della Jihad

Ostaggi in un bar a Sydney,esposta bandiera islamica

Sedici ore di incubo ma nessuno sa se sia finito o appena cominciato. Dopo mesi di allerta sempre più elevata, l’Australia si è trovata faccia a faccia con il terrorismo di matrice islamica. Un “lupo solitario” di origini iraniane, peraltro già noto alle forze dell’ordine – era in libertà su cauzione per complicità nella morte dell’ex moglie – ieri mattina alle 9,40 (le 23,40 di domenica in Italia) ha scelto una cioccolateria situata nel cuore finanziario di Sydney per attuare il suo folle piano che le squadre speciali dell’antiterrorismo hanno mandato in frantumi, assieme alla sua vita e a quella di due ostaggi (17 in tutto) con un blitz scattato ieri pomeriggio poco dopo le 16. Nell’assalto quattro persone sono rimaste ferite, tre in gravi condizioni.
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Durante la drammatica diretta del sequestro si è assistito prima alla fuga di cinque ostaggi, tre uomini e due cameriere, poi all’utilizzo di alcuni ostaggi da parte del sequestratore incaricati di sorreggere dietro una vetrina una bandiera nera inerente alla Shahada, la testimonianza con cui il fedele musulmano dichiara di credere in un dio unico e nella missione profetica di Maometto. Infine l’assalto preceduto dal lancio di granate assordanti e l’uscita dal locale degli ostaggi illesi e di quelli feriti.
Lo stesso sequestratore è stato inquadrato dalle telecamere: si tratta di un iraniano di 49 anni, Man Haron Monis, rifugiato in Australia dal 1996 e salito alla ribalta della cronaca per aver spedito sette lettere alle famiglie di altrettanti soldati australiani morti in Afghanistan tra il 2007 e il 2009: in quelle lettere Haron Monis accusava quei morti di essere degli «assassini» e gli augurava di «finire all’inferno». Per quelle lettere l’uomo è stato condannato nel settembre del 2013 a 300 ore di servizi sociali e gli è stato imposto il divieto di spedire lettere ad altri famigliari di soldati morti durante la guerra in Afghanistan. Quella di cercare di contattare le famiglie di soldati occidentali morti in Afghanistan era una vera ossessione per Haron Monis. Nelle sue intenzioni c’era infatti quella di inviare 237 «lettere di condoglianze» e altrettanti «cesti di fiori» alle famiglie dei soldati britannici caduti nella lotta contro bin Laden. E un’altra ossessione della sua scombussolata vita sono state le violenze sessuali risalenti al 2002 quando tirava avanti in un sobborgo di Sydney spacciandosi per «guaritore spirituale», esperto in astrologia, numerologia e magia nera. Dopodiché ha cominciato ad avvicinarsi alla religione, sotterrando il suo passato di “rafidi” (miscredente) e autoproclamandosi “sceicco Haron”. Infine, nell’ottobre scorso, in una delirante lettera inviata alla comunità islamica di Sydeny, l’annuncio di voler sottrarsi alla «nuova religione» dell’Islam moderato: «Questa penna è il mio fucile – scriveva Haron Monis – e le mie parole i proiettili. Con questo voglio combattere contro l’oppressione e promuovere la pace». Ma ieri ha invertito la sua “filosofia” promuovendo l’oppressione e seppellendo la pace.
Sul suo sito internet Haron Monis dichiarava si essere fuggito dall’Iran perché perseguitato per motivi politici e si paragonava a Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks. «Dato che il governo australiano non può tollerare le mie attività, sta cercando di danneggiare la mia immagine con false accuse e mettermi a tacere. Ma a Dio piacendo, Man Haron Monis non interromperà la sua attività politica contro l’oppressione».
Durante il sequestro Monis aveva avanzato la richiesta di poter ricevere una bandiera dello Stato Islamico ma anche di poter parlare con il premier Tony Abbott che in passato aveva già invitato a un dibattito per convincerlo che il sostegno australiano alla guerra contro il terrorismo islamico era una cosa sbagliata.
Resterà un caso isolato il gesto di Haron Monis oppure spingerà altri “lupi solitari” a raccogliere il suo testimone? Da settembre, per la prima volta dalla sua introduzione nel 2003, l’allarme terrorismo è stato innalzato in Australia da medio ad alto e almeno un paio di piani di estremisti islamici sarbbero stati sventati. Haron Monis ha dimostrato che la paura era giustificata.

Il Messaggero