Tagli ai Comuni, piano per rimodularli

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Chi ha partecipato all’incontro lo ha definito «teso». Per Matteo Renzi le bordate ricevute in questi giorni dai sindaci sui presunti tagli contenuti nel Def, il Documento di economia e finanza, sono state vissute, per lui che si considera il Sindaco d’Italia, come fuoco amico. Il premier si è detto «sorpreso» degli attacchi. Così nell’incontro di ieri mattina con i vertici dell’Anci, l’associazione dei Comuni, Renzi ha a sua volta puntato l’indice contro i sindaci. A Piero Fassino, presidente dell’associazione e sindaco di Torino che gli avrebbe mostrato una bozza di Def con l’azzeramento del fondo di solidarietà comunale, avrebbe risposto a brutto muso che il Documento sarà approvato solo oggi dal consiglio dei ministri. E dentro non ci sarà nessun nuovo taglio per i Comuni. Le bozze, insomma, sarebbero carta straccia. La soluzione del nodo principale, quella del riparto dei tagli tra le città metropolitane, è stata invece rimandata alla settimana prossima. La questione non è semplice. Il taglio da un miliardo previsto dalla legge di Stabilità per le Province, peserà per 750 milioni su queste ultime e per 250 milioni sulle città metropolitane. Proprio il riparto di questa somma tra i vari sindaci ha portato alle tensioni dei giorni scorsi, con il primo cittadino di Firenze, Dario Nardella, che si era lamentato dell’eccessivo peso del taglio sulla sua città rispetto ad altri centri come per esempio Bologna. Ed in effetti il primo calcolo prevede che il grosso del taglio, in valori assoluti, pesi su Roma (87 milioni), Napoli (65 milioni) e Firenze (25 milioni). Ai sindaci Renzi ha spiegato che se riusciranno a trovare un accordo tra di loro per ripartire diversamente i sacrifici non sarà certo lui ad opporsi. La soluzione è stata rimandata ad un tavolo tecnico interno all’Anci che dovrebbe proporre un meccanismo per ridurre il sacrificio imposto alle tre città. L’ipotesi è che i tagli, attualmente calcolati facendo riferimento ai costi e fabbisogni standard, vegano ponderati introducendo di nuovo il parametro della spesa storica almeno per il 20% delle voci. Questo criterio, se fosse accettato, comporterebbe un riequilibrio del sacrificio che, per fare un esempio, consentirebbe uno sconto di 10-15 milioni di euro per una città come Roma. Un secondo punto riguarderebbe la possibilità per i sindaci delle Città metropolitane, di utilizzare la tassa sui diritti aeroportuali per mitigare i tagli. Un’ipotesi alla quale ha accennato ieri il sindaco di Roma Ignazio Marino.
LE ALTRE PARTITEIl riparto tra le Città metropolitane dei 250 milioni di taglio delle Province è in realtà, solo la prima partita. In questi giorni i sindaci sono alle prese con una partita ancora più complessa, la suddivisione degli 1,2 miliardi di euro di tagli previsti dalla spending review. Tagli questi ultimi che vanno però distribuiti su tutti i municipi italiani, anche quelli più piccoli. Al tavolo con Renzi, i sindaci ieri hanno portato anche un’altra questione, quella del finanziamento di 625 milioni per i circa 1.800 Comuni che nel passaggio dall’Imu alla Tasi hanno avuto una perdita di gettito. Su questa partita Renzi è stato molto prudente e ha lasciato pochi margini di speranza ai sindaci. Il premier avrebbe anche sottolineato come secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato la perdita di gettito, in realtà, non sarebbe stata di 625 milioni di euro ma solo di 280 milioni. E comunque non è detto che questi soldi vengano stanziati. Per farlo il governo dovrebbe rimettere mano all’esercizio finanziario in corso e non sembrerebbe intenzionato a farlo. Tanto che Renzi durante l’incontro avrebbe anche frenato sull’ipotesi di un provvedimento urgente a favore degli enti locali.
Intanto ieri la Cgia di Mestre ha calcolato che il contributo di Comuni e Regioni alle casse dello Stato ha pesato tra il 2009 e il 2015 per 26,4 miliardi, a fronte di tagli per le amministrazioni centrali per 6,4 miliardi di euro. Insomma, sindaci e governatori avrebbero sostenuto un sacrificio economico superiore di quattro volte a quello praticato dallo Stato.

Il Messaggero