Strage a Bangkok: attentatore in video, caccia all’uomo

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Maglietta gialla e zaino nero in spalla, si avvicina alla panchina, di fronte al tempio indu’ nel cuore di Bangkok, lascia la borsa e si allontana con il cellulare in mano. Dai fotogrammi delle telecamere di sicurezza sarebbe stato identificato l’attentatore che ha piazzato e fatto detonare la bomba, causando 22 morti, tra i quali una britannica, e 123 feriti. A diffondere il filmato sono state le autorita’ thailandesi: “C’e’ un sospettato e lo stiamo cercando”, ha affermato il portavoce della polizia, Prawut Thavornsiri, sottolineando tuttavia che sono ancora in corso le verifiche su tutte le registrazioni delle telecamere di sicurezza della zona.
L’attentato non e’ stato ancora rivendicato e gli investigatori non escludono che l’autore sia straniero, mentre a Bangkok la tensione e’ alle stelle. Una granata e’ stata lanciata da un ponte, nel centro della capitale ed e’ finita nel fiume, senza provocare feriti. L’uomo che la lanciato la bomba non e’ stato identificato. “Se non fosse caduto in acqua, avrebbe certamente causato feriti”, ha affermato il vice capo della polizia del quartiere di Klongsan, Natakit Siriwongtawan.

L’Unita’ di crisi della Farnesina ha invitato i connazionali presenti a Bangkok a evitare la zona nel “distretto centrale di Chidlom, nei pressi dell’omonima stazione della metropolitana e del tempio di Erawan”.

Il capo di Stato maggiore e vice ministro della Difesa, il generale Udomdej Sitabutr, ha escluso la pista dei ribelli islamici separatisti del sud, sostenendo che la dinamica dell’attentato “non corrisponde” a quelle abituali impiegate dai jihadisti. Pista, tuttavia, estremamente concreta in Thailandia: nelle tre province meridionali dal 2004 operano gruppi separatisti islamici che in 11 anni hanno ucciso 6.500 persone, ma raramente al di fuori del loro territorio.
L’ipotesi piu’ seguita e’ quella del terrorismo di matrice politica: il capo della giunta militare al potere, il generale Prayuth Chan-ocha, ha parlato di possibili legami con “un movimento anti-governativo che ha base nel nord-est della Thailandia”. Il riferimento, politicamente molto rilevante, e’ alle cosiddette ‘camicie rosse’ (Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura), considerate vicine alla famiglia dell’ex premier Thaksin Shinawatra e alla sorella, Yingluck, deposta il 7 maggio 2014 da una decisione della Corte Costituzionale. Gli Shinawatra sono considerati nemici dell’attuale giunta militare al potere. Il generale Prayuth, che e’ anche primo ministro, ha annunciato inoltre di aver effettuato un rimpasto di governo e di aver sottoposto all’anziano e malato re, Bhumibol Adulyadey, la lista per ottenere la sua approvazione. Sono intanto 23 i governi che hanno consigliato ai propri concittadini che hanno intenzione di andare in Thailandia di fare massima attenzione, tra cui Francia, Giappone, Svizzera, Usa e Gran Bretagna. Non c’e’ il bisogno di evitare la Thailandia, ma bisogna comunque prestare “massima attenzione”, e’ l’avviso rilasciato dal Foreign Office. Piu’ drastica la regione amministrativa speciale di Hong Kong, che ha consigliato ai suoi cittadini di evitare tutti i viaggi “non essenziali” verso Bangkok, innalzando il suo livello di allerta al colore rosso, il massimo.

AGI