Sprechi Ue, scontro Bruxelles-Roma

EUROPA UE BRUXELLES

BRUXELLES La richiesta del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di una spending review per l’Unione Europea è stata accolta con irritazione e imbarazzo dalle istituzioni comunitarie. «Renzi è appena arrivato. Forse non ha avuto il tempo di studiare i tagli che sono già stati fatti», spiega una fonte della Commissione, rivendicando che in termini percentuali «lo sforzo che abbiamo fatto noi, non lo ha fatto nessuno. Né l’Italia, né altri paesi». «L’idea di una spesa pubblica efficiente deve valere per tutti, istituzioni europee comprese che devono essere credibili per gli obiettivi che fissano», sottolinea il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. Ribadisce David Sassoli, capodelegazione Pd al parlamento europeo: «Come gruppo a Strasburgo abbiamo fatto proposte per avviare ulteriori tagli alle spese delle strutture europee. Renzi fa benissimo a rilanciare il tema». A Bruxelles però dicono che i tagli sono stati formalizzati con l’accordo sul bilancio 2014-2020, che per la prima volta prevede risorse al ribasso per l’UE: 908 miliardi di euro per i prossimi sette anni, cioè lo 0,95% del Pil europeo contro l’1,06% del periodo 2007-2013. «Non si può chiedere all’UE di fare più cose e poi continuare a tagliare», dice la fonte della Commissione. Su spinta di Regno Unito e Germania, sono state ridotti i fondi per le infrastrutture, la ricerca e la politica estera. Solo agricoltura e coesione sono stati relativamente preservati. Quanto alla «spending review», la sforbiciata per l’amministrazione – secondo la Commissione – è stata di almeno 5,8 miliardi nel periodo 2014-2020.

LE CIFRE
I risparmi previsti sul fronte del personale sono consistenti. La mancata indicizzazione dei salari per il 2011 e 2012 ha portato a 1,5 miliardi di risparmi. Entro il 2020, la Commissione intende tagliare un altro miliardo grazie alla riduzione del 5% del numero di funzionari (834 milioni), il tetto alle carriere per lo staff dei gradi più bassi (90 milioni) e l’aumento dell’età pensionabile (2 milioni). Altri 1,8 miliardi dovranno venire dal congelamento di salari e pensioni per i prossimi due anni (1,5 miliardi), dai limiti agli avanzamenti di carriera per i dirigenti (142 miliardi) e dal taglio di alcune indennità, come i rimborsi per rientrare nel proprio paese d’origine (42 milioni). La Commissione rivendica poi che con la riforma dello Statuto dei funzionari, l’orario di lavoro è passato da 37,5 a 40 ore a settimana senza aumenti. «L’UE così ottiene 1,5 miliardi lavorate in più gratis», dice un’altra fonte.

LE SCAPPATOIE
La cura di dimagrimento, tuttavia, prevede qualche scappatoia. La riduzione del personale della Commissione è accompagnato dalla proliferazione di agenzie specializzate, con migliaia di funzionari. Alcune direzioni generali spendono milioniin consulenze affidate a società esterne o esperti indipendenti, che spesso sono ex dipendenti UE. Nella sola Bruxelles, la Commissione ha i suoi uffici in una settantina di palazzi di proprietà o in affitto.

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