Spending e Difesa, il Colle: cautela sui tagli

GIORGIO NAPOLITANO 5

Le forbici vanno bene. Ma attenzione: vanno usate con oculatezza, senso di responsabilità e soprattutto con uno sforzo di lungimiranza. Insomma quel che serve è «una discussione seria» e non fatta «sotto la pressione di un’urgenza». Il monito di Giorgio Napolitano sui tagli alla spesa pubblica non poteva essere più chiaro ed esplicito. Concetti e considerazioni che Matteo Renzi dice di condividere appieno: «E’ un principio sacrosanto».
SCELTE MOTIVATE

Napolitano parte da una considerazione precisa. L’azione del governo e il monitoraggio che sta eseguendo il commissario alla spending review sono utili ed importanti «ma devo confessare – spiega il Presidente – che nonostante gli sforzi di Carlo Cottarelli, aspetto ancora che venga il tempo delle scelte effettive rispetto alla massa di dati» finora raccolti». Insomma finora chiacchiere tante ma decisioni concrete ed indirizzi precisi pochi o nulli. Non va bene. Per questo è Napolitano stesso che prova a suggerire alcuni criteri di operatività. «La spending review – avverte – dovrebbe intervenire con capacità selettiva. Il che però presuppone discorsi che ancora vengono fatti assai poco». Cosa significhi il capo dello Stato non si fa pregare a spiegarlo: «Bisogna preliminarmente considerare quali sono le presenze realmente essenziali per l’interesse nazionale». Napolitano non lo dice, ma il pensiero va quasi automaticamente alla discussione sui tagli sulla sicurezza che tante polemiche hanno suscitato. O anche (e forse di più) a quelli per la Difesa, a partire dalla querelle sugli F35. Sarà un caso, ma proprio nell’imminenza del suo arrivo a Roma il presidente degli Usa, Barak Obama, lancia un avvertimento preciso: «Siamo preoccupati per la riduzione della spesa di alcuni Stati per la Difesa».
CAPACITA’ SELETTIVA

Dunque per il presidente della Repubblica «deve emergere una certa razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica» accompagnata però da un parallelo sviluppo ad un nuovo ordine di priorità». Traduzione: «Non basta semplicemente assecondare un livello più basso di finanziamento pubblico». E qui arriva la stoccata forse più forte: «Ritengo ci sia una grossissima questione. Cioè il passaggio da tagli assolutamente immotivati che abbiamo conosciuto» a riduzioni di spesa eseguiti «in base ad un nuovo ordine di priorità. Insomma per Napolitano la questione riveste una rilevanza ed uno spessore politico e non solo assai forte e non bisogna ricadere negli errori del passato ance recente quando, appunto, «ci sono stati tagli assolutamente immotivati che questa motivazione non richiedevano». Erano sforbiciate e basta dunque, fatte con criteri solo numerici, «sulla base di parametri e percentuali, indipendentemente da quello che dietro ai numeri si celava». Cioè le persone. O i servizi. Anche qui fanno capolino con insistenza gli scontri tra partiti, coalizioni e anche singoli ministri sui cosiddetti tagli lineari. Riferimento che dalle parti del ministero dell’Economia hanno parecchio apprezzato. E’ fin troppo evidente che in un’epoca come l’attuale nella quale il restringimento dei cordoni di spesa ed il rispetto dei vincoli europei, un tema del genere diventi decisivo: «La questione è grossa – chiude Napolitano – perché non c’è segmento di spesa pubblica che non abbia in sé interessi fondamentali, particolari o generali. E’ un coacervo sul quale la spending review dovrebbe intervenire con capacità selettiva».

Il Messaggero