Slitta l’acquisto di titoli di Stato le Borse europee vanno a picco

CRISI

È colpa delle parole dette (o forse di quelle non dette) dal numero uno della Bce se ieri le Borse europee hanno bruciato in una manciata di minuti oltre 220 miliardi di euro di valore? Gli operatori dicono di sì. Mario Draghi ha parlato di «nuovi rischi», ha snocciolato qualche dettaglio in più sull’acquisto di titoli cartolarizzati (Abs) e ha detto che è pronto a scendere in campo, ancora e di più. Ma non è quello su cui puntavano gli investitori. Che invece si aspettavano più coraggio sui numeri e sui tempi dell’acquisto di Abs. Soprattutto è mancata la parola magica (Quantitative easing) ovvero è mancato un accenno all’intenzione di acquistare titoli sovrani nella conferenza stampa di Napoli. Così, a sentire il mercato, si sarebbero scomodati in massa anche gli hedge fund, per mandare a picco i listini, e in particolare Piazza Affari: Milano ha perso il 3,9% rituffata sotto la soglia di quota 20 mila mentre Madrid ha ceduto il 2,5%. Ma la «cautela» e «l’attendismo» trasmessi da Draghi non sono piaciuti nemmeno a Parigi (-2,8%), Francoforte (-1,9%) e Londra (-1,6%).
TABELLA DI MARCIA CAUTA

La Bce però non ci sta: il crollo delle Borse non può essere caricato sulle spalle di Draghi. Perché «la caduta dei listini è iniziata già prima della conferenza stampa del presidente Bce, innescata anche dalle dichiarazioni dei governi francese e italiano sulle politiche di austerity in Europa», hanno fatto sapere fonti della banca centrale ieri pomeriggio. Del resto, hanno aggiunto, nell’incontro con la stampa Draghi ha ripetuto che la Bce «è pronta a ulteriori misure, se necessario». Quanto agli Abs, nonostante non abbia fornito cifre esatte sul programma di acquisto di obbligazioni garantite, gli obiettivi indicati dal presidente dell’Eurotower sono «molto più alti» che in passato.
Sarà anche così, che l’ultima intenzione di Draghi fosse quella di trasmettere incertezza ai mercati, visto che proprio lui anche con la dialettica negli ultimi anni è stato capace di importanti iniezioni di fiducia sui mercati. Ma ieri, evidentemente è andata così.
DIRETTIVO DIVISO

Dopo i risultati modesti delle aste Tltro e nuovi segnali di debolezza dell’economia eurropea, i mercati non hanno apprezzato una Bce «evasiva», secondo gli operatori, sull’ammontare dell’acquisto di Abs e sugli obiettivi che questi dovrebbero avere in termini di spinta al bilancio della Bce fino ai livelli del 2012 (i mercati puntano su una spinta di circa 1 trilione di euro sui conti di Francoforte). Non solo. Il mercato si aspettava segni più concreti della volontà di procedere a un piano di acquisto di titoli pubblici, su modello Fed, dopo aver ascoltato per mesi l’impegno di Draghi a «intervenire con misure non convenzionali, se necessario». Invece, ieri il numero uno dell’Eurotower si è limitato a dire che l’universo potenziale «degli acquisti è pari a 1000 miliardi di euro», puntualizzando però che non significa che ci saranno acquisti in tale misura ma che gli interventi avranno un «notevole impatto». Frenata anche sul bilancio della Bce: le dimensioni «sono importanti», ma non sono fondamentali: «quello che conta davvero è riportare l’inflazione vicino al target del 2%». Quanto basta per provare, hanno concluso gli operatori di mercato, che la Bundesbank continua ad avere un gran peso e che il Direttivo Bce è ancora diviso sulla strada da prendere. Soprattutto, sembra chiaro che ci sono ancora dubbi sull’efficacia delle misure annunciate per espandere il bilancio. Quindi tanto vale non legarsi le mani parlando di obiettivi precisi. Il problema per la Bce, secondo Azad Zangana, economista di Schroeders, «è che il mercato di asset sul quale punta per gli acquisti è troppo ridotto per avere un grande impatto sull’economia». Lo stock disponibile di Abs è intorno a 250 miliardi e quello di covered bond è di 650 miliardi.

Il Messaggero