Senza Nocerino i granata alla caccia della prima vittoria

nocerino torino

Voleva prendersi il Toro per mano, invece come minimo lo vedrà per nove partite dalla tribuna. Antonio Nocerino starà fuori almeno 45 giorni per curarsi il problema muscolare sorto gli ultimi secondi della sfida europea contro il Bruges. Non ha dato scampo l’esito dell’ecografia cui è stato sottoposto l’ex del Milan al Centro di Medicina dello Sport e che ha evidenziato una lesione muscolare di 1°/2° grado al bicipite femorale della coscia sinistra: il centrocampista potrebbe tornare a novembre, anche se la situazione è in evoluzione ed è difficile adesso fare previsioni precise. Di certo il suo apporto d’esperienza mancherà tanto a questo Toro esordiente in Europa e ancora a caccia di una identità precisa in campionato.

Questa sera la squadra di Ventura cerca la prima vittoria in serie A dopo un pareggio (con l’Inter) e una sconfitta (Sampdoria). Nello stadio amico che si travestirà ancora una volta da dodicesimo uomo in campo, contro il Verona potrebbe essere l’occasione giusta per vedere una squadra più simile a quella che l’allenatore ha in testa. In attacco, è probabile che venga sdoganata anche in campionato la coppia Quagliarella-Amauri: i due, impiegati a Bruges, hanno dimostrato di aver bisogno di giocare insieme per conoscersi e affinarsi. Non sono ancora al massimo della condizione, ma il Toro ha necessità assoluta che arrivino al top.

Dalle retrovie scalpita Martinez. Per il venezuelano non sembra ancora essere arrivato il momento dell’esordio da titolare, anche se migliora a vista d’

occhio in allenamento e le (poche) volte in cui viene impiegato: nei 20’

giocati a Bruges ha creato più scompiglio lui in area avversaria che tutto il Toro.

In porta torna Padelli, così come in difesa tutta la vecchia guardia (Bovo, Glik e Moretti); a centrocampo invece l’infortunio di Nocerino ha rilanciato

Benassi: l’under 21 è in ballottaggio con Sanchez Mino per il ruolo di mezzala destra. Chi sarà escluso si rifarà tra tre giorni a Cagliari.

La Stampa