Sciolto il nodo militari, ok alla riforma Pa

GIORGIO NAPOLITANO 3

Manca solo l’ultimo passaggio, la firma del Capo dello Stato. Fino alla tarda serata di ieri, il testo della riforma della pubblica amministrazione non era stata ancora trasmessa al Colle. Ma tutti gli altri passaggi intermedi sono stati compiuti. La Ragioneria generale dello Stato, considerato uno degli snodi più delicati, ha timbrato ieri in tardo pomeriggio il provvedimento messo a punto dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia. La firma di Giorgio Napolitano, a questo punto, dovrebbe essere poco più di una formalità. Anche perché i principali nodi che lo stesso Quirinale aveva segnalato durante i colloqui informali con Palazzo Chigi, sarebbero stati sciolti. A cominciare da quello dei militari. Questi ultimi vanno in pensione prima rispetto al resto degli statali, tra i 60 e i 62 anni. Per loro non esiste il trattenimento in servizio, ossia la possibilità di rimanere per altri due anni una volta raggiunta l’età pensionabile, ma c’è un istituto simile: il collocamento in ausiliaria. 
LA QUESTIONE DIFESA
Di fatto è la stessa cosa, ma può durare fino a 5 anni. Molti generali e colonnelli ai vertici del sistema della difesa sono pensionati richiamati in servizio. Il Colle ha chiesto di evitare che l’abolizione del trattenimento mettesse a rischio queste posizioni ritenute molto delicate. Il governo ha accolto, ma solo in parte, le preoccupazioni. Ai militari sarà concessa la stessa «eccezione» dei giudici. Potranno rimanere sì in servizio, ma solo fino al 31 dicembre del 2015, poi dovranno andare in pensione. Sui magistrati il governo Renzi non ha voluto cedere più di tanto. Nonostante le proteste e gli allarmi lanciati dalla categoria che ha paventato il rischio di lasciare vacanti più di 400 posti mettendo a rischio i processi, il testo finale del provvedimento conferma l’abbassamento da 75 a 70 anni dell’età di pensionamento dei giudici lasciando, come appunto per i militari, un periodo di transizione fino al 31 dicembre del 2015. Dal testo finale sarebbero state eliminate anche le norme che allargavano alla Banca d’Italia il taglio del 20 per cento dei salari accessori dei dipendenti deciso per le Authority indipendenti. Così come è stata addolcita la norma sul divieto di conferire incarichi nella Pa ai pensionati. Questa regola sarà valida solo per il futuro e non riguarderà gli organi costituzionali. Sostanzialmente confermato, invece, tutto il pacchetto che riguarda il pubblico impiego, a cominciare dalla mobilità obbligatoria entro i 50 chilometri. Tolti magistrati e militari, l’abolizione del trattenimento in servizio per la parte restante degli statali partirà da ottobre. Da quel momento in poi nessun lavoratore che ha i requisiti per la pensione potrà più continuare ad essere impiegato. Questo, secondo le stime del governo, dovrebbe liberare 15 mila posti in un triennio per assumere giovani. Intanto ieri sulla riforma è intervenuto il segretario della Cgil Susanna Camusso. «Bisognerebbe avere molto più coraggio nell’affrontare la riforma della Pa e indirizzarla a far sì che i cittadini, a partire da un minuto dopo, abbiano meno problemi nel rapporto con la Pubblica amministrazione». I sindacati di categoria, Cisl-Fp, Cgil-Fp e Uil Fpl, intanto, hanno proclamato una mobilitazione chiedendo, tra le altre cose, di favorire un reale turn-over generazionale, innovare con l’utilizzo di un modello partecipativo che coinvolga i lavoratori,e rilanciare la contrattazione. 

Il Messaggero