Scajola, nell’inchiesta ci sono altri indagati

Scajola

Sarà interrogato venerdì prossimo, alle 10, nel carcere romano di Regina Coeli. L’ex ministro Claudio Scajola, arrestato insieme ad altre sette persone per il favoreggiamento della latitanza di Amedeo Matacena, è in prigione dai primi di maggio. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia l’ex ministro si era avvalso della facoltà di non rispondere, venerdì sarà sentito dal sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio e dal pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo che coordinano l’inchiesta. “Ho trovato Scajola sereno, compatibilmente alla situazione. Ha chiarito i punti che abbiamo affrontato nel colloquio di stamattina ed è fiducioso di poter spiegare tutto anche ai magistrati”, ha riferito l’avvocato difensore Elisabetta Busuito, all’uscita del carcere romano.

La Dda, intanto, ha presentato appello al Tribunale del riesame contro l’esclusione dell’aggravante mafiosa nei confronti di Scajola e degli altri sette arrestati. E l’inchiesta si allarga, ci sono nuovi indagati, si è appreso da fonti vicine all’inchiesta. Sulla loro identità c’è uno stretto riserbo. Lo conferma il procuratore di Reggio Calabria, Cafiero de Raho che sulle ipotesi di reato spiega “sono varie ma c’è il segreto istruttorio”. 

Scajola “consapevole di forzare le regole”. Per la Dda di Reggio Calabria, l’ex ministro era consapevole di “forzare regole e norme” per favorire Amedeo Matacena. Il passo è riportato nell’ordinanza di custodia cautelare. “Basta porre attenzione – scrive la Dda – allo sforzo fatto di incollare conoscenze, di sollecitare impegni, di stimolare conoscenze altolocate, mettendosi in gioco per ottenere permessi ed autorizzazioni con la consapevolezza di forzare regole e norme”.

Le carte sequestrate. 
Intanto sono arrivate stasera a Reggio Calabria le carte sequestrate all’ex ministro, e sono oltre cento di faldoni. Per un esame completo occorreranno mesi, vista la mole. Domani mattina nella sede del Centro operativo Dia è previsto un summit degli inquirenti, al quale parteciperanno anche i magistrati titolari dell’indagine. “Una documentazione da esaminare e valutare”, ha spiegato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. Secondo il procuratore non si può affermare che ci siano fascicoli riservati anche se è possibile che tra carte sequestrate ci siano atti coperti dal segreto di Stato.

Ma c’è anche un documento al quale gli inquirenti attribuiscono un valore decisivo: è l’appunto di Scajola trovato con la lettera che, dalla sigla in calce, viene attribuita all’ex presidente libanese Amin Gemayel. Nel testo, scritto in francese al computer e diretto, appunto, “al mio caro Claudio”, si legge che “la persona potrà beneficiare in maniera riservata della stessa posizione di cui gode attualmente a Dubai” e che “troveremo un modo per per fare uscire la persona dagli Emirati Arabi e farla arrivare in Libano”. Sia l’appunto sia la lettera saranno tra i temi sui quali i pm Giuseppe Lombardo e Francesco Greco chiederanno spiegazioni a Scajola nel corso dell’interrogatorio in programma venerdì a Roma.

L’uso improprio della scorta. Nelle 150 pagine dell’ordinanza, sono documentati i movimenti della scorta di Scajola, spesso incaricata di accompagnare la donna nei suoi movimenti e lo stesso ministro senza le dovute comunicazioni alla Questura. I magistrati inquirenti si riferiscono agli agenti di scorta come “soggetti che risultano parte attiva e determinante a garantire agevoli spostamenti nel territorio italiano della moglie di Matacena”. Il ministro dell’Interno, Alfano, ha comunicato stamane l’avvenuto avvio di un’inchiesta interna del Viminale sulla vicenda

Madre Matacena al Gip: estranea ad accuse. Si è detta estranea alle accuse Raffaella De Carolis, la mamma di Amedeo Matacena, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, Olga Tarzia. De Carolis è detenuta agli arresti domiciliari per avere l’intestazione fittizia di beni del figlio e avere favorito la mancata esecuzione dell’ordine di carcerazione nei suoi confronti. Nel corso dell’ interrogatorio ha riferito al giudice di non essere a conoscenza delle attività delle società del figlio e di non sapere della nomina di nuovi amministratori. Sulla latitanza del figlio ha riferito di averlo più volte invitato a rientrare in Italia per scontare la condanna. “La nostra assistita è in una condizione di sofferenza psicologica per quanto sta accadendo a tutta la sua famiglia”, hanno detto gli avvocati difensori Giuseppe Verdirame e Corrado Politi.

Chiara Rizzo rifiuta le accuse. “Ho fatto ciò di cui ero convinta. Mi avevano fatto credere che a mio marito potessero dare asilo politico in Dubai”. Così Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena arrestata in Francia ai suoi legali. La Rizzo si ritiene “completamente innocente” ha detto l’avvocato Carlo Biondi tanto che “non ha mai rifiutato il processo. Rifiuta le accuse, questo sì, ma è pronta a chiarire”.

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