Roma, Marino va avanti. “Io sto bene”. Ma i consiglieri Pd lo scaricano

IGNAZIO MARINO 1

Anche oggi è tornato nel suo ufficio in Campidoglio il sindaco di Roma uscente Ignazio Marino che nel pomeriggio ha presieduto la giunta. “Sto bene, molto bene” ha risposto, sorridente, in serata prima di lasciare il Comune dpo aver approvato alcuni atti sulle biblioteche di Roma e la stabilizzazione delle maestre. Chissà se la notte lo avrà portato a pensare – o meglio a ripensare – alle sue dimissioni, che diventeranno effettive solo il 2 novembre, come ha promesso ieri alle centinaia di sostenitori che in Campidoglio gli hanno chiesto di resistere. “Ripensarci? – ha detto – Non vi deluderò”.

Le reazioni che arrivano dal Pd però sono ferme: indietro non si torna, l’esperienza della ‘Giunta marziana’ è al capolinea. E dopo una riunione nella sede di via del Tritone, i consiglieri comunali dem spiegano: “La posizione assunta dal Pd nazionale e da tutti noi non è mai cambiata rispetto al 12 ottobre, giorno in cui il sindaco ha presentato le sue dimissioni. Null’altro c’è da ribadire se non che ogni futura decisione sarà condivisa e concordata con il Partito di cui facciamo parte e di cui fanno parte gli eletti a tutti i livelli”. Firmato: Valeria Baglio, Erica Battaglia, Orlando Corsetti, Athos De Luca, Michela Di Biase, Cecilia Fannunza, Alfredo Ferrari, Valentina Grippo, Liliana Mannocchi, Dario Nanni, Marco Palumbo, Fabrizio Panecaldo, Gianni Paris, Laura Pastore, Ilaria Piccolo, Maurizio Policastro, Antonio Stampete, Giulia Tempesta, Daniela Tiburzi. “In questi due anni abbiamo garantito alla città un lavoro costante nell’Aula e nei territori. Mai come in questi giorni il Gruppo del Pd è stato unito, coeso e al servizio di quell’opera di ricostruzione di cui la città ha realmente bisogno”, concludono.

Davanti alla strenua resistenza di Marino, dunque, si aprirebbero diversi scenari. “Da un punto di vista tecnico ci sono le dimissioni di Marino in campo – spiega la presidente di Aula Valeria Baglio – Qualora le ritirasse il regolamento parla chiaro o si presenta una mozione di sfiducia che deve essere scritta da 18 consiglieri e poi votata in Aula da 25 oppure si può ricorrere alle dimissioni contestuali di 25 consiglieri sui 48 presenti”.

E’ chiaro che con i voti dei soli 19 consiglieri Pd la sfiducia a Marino non passerebbe e l’unico modo per tagliare il fiato al sindaco-ciclista sarebbe chiedere l’aiuto dell’opposizione (dal M5s a FdI, dalla lista Marchini a Forza Italia). Il Movimento 5 stelle spinge per questa soluzione: “Sia il Pd a firmare la nostra mozione di sfiducia, che mentre gioca con Marino Roma muore – dice il deputato Alessandro Di Battista – Né noi, né i cittadini si fidano più dei balletti del Pd romano”. Un problema tutto politico per i dem che mette in crisi i consiglieri, a cominciare dal capogruppo Fabrizio Panecaldo che dice: “Io non voglio votare atti con le destre, con chi ha sfasciato Roma e ha creato Parentopoli. Io personalmente lo escludo ma il ragionamento deve essere collettivo e ognuno ha la sua posizione. Se me lo chiede il partito? Magari potrei dimettermi da capogruppo”.

Sel (che conta 4 consiglieri) si è già sfilata e non voterà nessuna mozione di sfiducia in assemblea capitolina contro il sindaco: “Né con il Pd e né con la destra”. La linea dei vendoliani è di “aspettare che il sindaco riferisca in Aula”. Una convocazione che ancora non è arrivata. “La capigruppo sarà indetta in settimana e decideremo insieme agli altri colleghi quando e se riunirci in Aula ovvero se convocare o no una seduta di Assemblea capitolina”, dice la Baglio. Se il sindaco ci chiama per un confronto noi andiamo” ma “ad oggi non siamo stati convocati” aggiunge Panecaldo.

Il partito di Vendola non prende neanche in considerazione l’ipotesi di dimissioni dei consiglieri, il piano B alternativo al quale si dicono invece pronti i 19 del Pd per mettere il loro sindaco con le spalle al muro. Ma anche qui bisogna pescarne altri 6, tra le file dell’opposizione, pronti a lasciare.

Più remota la “terza via”: ovvero la bocciatura del bilancio capitolino, che comporterebbe il commmissariamento del Comune. I tempi in questo caso si allungherebbero però fino a dicembre.

Se invece il sindaco rinunciasse al ripensamento il 2 mattina, cioè tra una settimana esatta, il prefetto di Roma Franco Gabrielli firmerà il decreto per nominare il commissario e il subcommisario. “Se sopraggiungerà qualcosa di diverso ne prenderemo atto” dice l’ex capo della Protezione civile.

La Repubblica