Roma, arrestato Salvatore Casamonica: tentata estorsione in un pub

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La pubblicità non giova al clan Casamonica. L’improvvisa fama nazionale ed internazionale acquisita dalla nota famiglia di sinti radicata a Roma dagli anni ’70, ‘graziè al faraonico funerale-show in stile padrino di Vittorio Casamonica, che si è svolto a Roma il 20 agosto scorso, non aiuta gli ‘affarì della famiglia e soprattutto gli 82 ‘sorvegliatì dalle forze dell’ordine.

E di sicuro non ha agevolato Salvatore Casamonica: oggi arrestato dalla polizia, su esecuzione di un’ordinanza di custodia in carcere, per una tentata estorsione ai danni del titolare di un pub, reato compiuto lo scorso maggio. Quello che in gergo è il cosiddetto ‘il pizzò. A maggio il 27enne del clan Casamonica aveva cercato di estorcere 500 euro a settimana al gestore di un pub nel quartiere Tuscolano, garantendogli la «protezione» e semmai l’avesse rifiutata, lui o il locale avrebbero potuto subire incidenti.

Ma il titolare del pub non si è lasciato intimidire nè in occasione della prima richiesta nè qualche minuto dopo, quando Salvatore Casamonica è tornato nel locale in compagnia di un complice ribadendo le stesse richieste con metodi decisamente più energici, tanto che un amico del negoziante è intervenuto ed è stato malmenato riportando lesioni guaribili in dieci giorni.

Ad eseguire il provvedimento del Gip sono stati stamani gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Tuscolano e della Squadra Mobile. Secondo la Questura di Roma, l’arresto di Salvatore Casamonica è «solo l’ultima testimonianza dell’attenzione della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica nei confronti delle attività delinquenziali poste in essere dal clan Casamonica» visto che negli ultimi anni c’è stata «l’esecuzione di 62 provvedimenti cautelari e il sequestro di oltre 3 milioni di euro in beni mobili e immobili».

Mentre sono 82 – sempre secondo la Questura di Roma, i Casamonica soggetti «a controlli» poichè destinatari della misura della sorveglianza speciale, misure cautelari o alternative. Di questi, 12 sono sottoposti alla Sorveglianza Speciale e 2 anche con l’obbligo di soggiorno. Forse per questo anche ieri i giornalisti sono stato bersaglio dell’ira della famiglia, che ora vuole silenzio.

Il Messaggero