Riforme: si riapre scontro nel Pd Boschi, nessun problema numeri

CHITI_BOSCHI

Sulle riforme in Parlamento non c’e’un problema di numeri, “assolutamente no”. Ne e’ certa il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. Forza Italia, ha aggiunto conversando con i cronisti a Montecitorio al termine della riunione della capigruppo, ha ribadito “che gli accordi vengono rispettati e sappiamo bene quali sono i pilastri di questo accordo – ha detto ancora -. Sappiamo che c’e’ un confronto in corso ed e’ normale, in un dibattito parlamentare, vedere quali sono i margini di cambiamento e di miglioramento. Non mi pare che ci sia nulla di nuovo, hanno ribadito l’appoggio alle riforme, il sostegno e l’impegno a mantenere gli accordi presi”. A Boschi ha replicato il senatore del Pd, Miguel Gotor.
  “Il muro contro muro del governo non aiuta il processo di riforma”. Gotor non lo nega e anzi aggiunge che “il ministro Boschi invece di prendersela con quella parte del Pd che, comunque, in commissione, sta difendendo e promuovendo la riforma del Senato, compresa l’elezione di secondo grado, non sottovaluti i rapporti di forza che stanno emergendo dal dibattito in commissione”. Da qui l’invito del senatore ‘bersaniano’: “Prenda una iniziativa politica costruttiva a salvaguardare il processo di riforma che non puo’ morire impiccato al paletto della ineleggibilita’” del nuovo Senato.
  Da parte sua il senatore Pd, Vannino Chiti, ha affermato che “Dal dibattito in commissione mi sembra si stia affermando l’idea di un Senato di garanzia, oltre che di rappresentanza dei territori”. “Questa impostazione e’ il fondamento del ddl che abbiamo presentato. Peraltro, perche’ possa assumere pienamente la funzione di garanzia, e non e’ solo un parere mio, occorre che il Senato sia eletto dai cittadini”. “Non si puo’ dire che chi vuole l’elezione diretta del Senato non vuole le riforme” ha ribadito Chiti replicando al ministro Boschi.
  “Ci sono due questioni – ha detto – da sgombrare: che chi ritiene giusta l’elezione diretta non voglia le riforme, si tratta di un errore e di un’assurdita’. Se la maggioranza dei parlamentari vuole l’elezione diretta le riforme galoppano”. Ed e’ “vero – ha aggiunto – che negli interventi gran parte vanno in direzione di un Senato che abbia una base di legittimazione dal diritto di voto ai cittadini. Fermo restando che la Camera avra’ il rapporto fiduciario”.

AGI