Riforme, oggi Renzi vede Berlusconi

BERLUSCONI

ROMA Il cammino delle riforme è lastricato di buone intenzioni ma lo scontro è sempre dietro l’angolo. In attesa dell’incontro di oggi Berlusconi-Renzi, in aggiunta all’’assemblea, presumibilmente o agitata, di Forza Italia, si procede a singhiozzo. Il premier di ritorno da Strasburgo ha confermato il doppio appuntamento: vedrà sia il Cavaliere che i 5 Stelle. Ora e luogo da definire. E ieri, all’ora di pranzo vertice di 3 ore a palazzo Grazioli con big e capigruppo per fare il punto sulle riforme
LO STRAPPO
Il clima dentro FI è teso: 23 parlamentari azzurri sono pronti a scendere sul piede di guerra. Contestano sia le riforme del senato, che vorrebbero elettivo, che la strategia. Ma intanto iil patto del Nazareno ha superato un’altra prova: bocciato in commissione Affari costituzionali l’emendamento dei «ribelli» – primo firmatario il dissidente pd Vannino Chiti – che puntava a ripristinare il ritorno al bicameralismo perfetto. Superato un ostacolo ecco che ne appare un altro: l’Ncd che critica un emendamento dei relatori che attribuisce poteri al Senato sul bilancio dello Stato. Un tentativo di far rientrare dalla finestra funzioni che stanno per uscire dalla porta principale? «Quella dell’Ncd è una preoccupazione che ha anche il governo – ha ammesso il problema il ministro delle Riforme Boschi – stiamo facendo un lavoro attento con i relatori» Nel pomeriggio il ministro ieri ha incontrato una delegazione dell’Ncd composta da Quagliariello, Schifani, Sacconi e De Girolamo. «Abbiamo detto che è necessaria una ripartizione più netta tra ciò che fa capo allo Stato e ciò che fa capo alle regioni. Non per diminuire il prestigio del Senato ma per fissare competenze più precise», ha spiegato Quagliariello, coordinatore Ncd, al termine dell’incontro. Il fatto è che il Senato “depotenziato” ha ancora molti avversari, così che la partita resta aperta. Come per l’immunità. La Boschi ha lasciato intendere che in Aula si potrebbe tornare sull’argomento e ci sono varie ipotesi in campo.
DECIDE LA CONSULTA
I due relatori Finocchiaro e Calderoli, recependo le richieste avanzate nel dibattito, hanno proposto di ripristinare anche per i nuovi senatori l’autorizzazione all’arresto. Ma nello stesso giorno Matteo Renzi, in una lettera al M5s, ha proposto di «trovare insieme una soluzione per i membri di Camera e Senato, individuando una risposta al tema immunità che non diventi occasione di impunità». L’ipotesi è che a pronunciarsi possa essere un organo terzo, una sezione della Corte costituzionale che decida sulle richieste d’arresto o di intercettazione. Un emendamento del pd Felice Casson prevede che la richiesta del Gip venga esaminata dalla Camera di appartenenza; in caso di non autorizzazione all’arresto o all’intercettazione da parte di Senato o Camera, il Gip potrebbe fare ricorso e solo su di esso si pronuncerebbe una sezione della Corte costituzionale. In questi anni le mancate autorizzazioni sono state pochissime. Un’altra strada è quella suggerita da Giorgio Tonini: istituire una sorta di Giurì composto da cinque presidenti emeriti della Corte. Ma Renzi chiede di accelerare: l’assemblea dei senatori del Pd è stata anticipata a lunedì sera per permettere alla seduta della Commissione Affari costituzionali di svolgersi. 

IL MESSAGGERO