Riforme, il Senato accelera col canguro, approvato l’art.1

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Si è conclusa senza nemmeno un voto la seduta serale del Senato dedicata alle riforme. Si riprenderà in mattinata alle 9,30 dall’articolo 2. La seduta serale è stata interamente presa dalla polemica delle opposizioni dopo le decisioni del presidente Pietro Grasso sul voto segreto su sei emendamenti. Venerdì previste circa 40 votazioni, tra cui alcune segrete, prima di quella sull’emendamento di Anna Finocchiaro che recepisce gli accordi di maggioranza.

Dopo le proteste delle opposizioni in Aula, il presidente del Senato Pietro Grasso ha ulteriormente spiegato le proprie decisioni sul voto a scrutinio segreto di sei emendamenti. Su due di essi, a prima firma di Stefano Candiani (Lega), ci sarà un voto per parti separate, con lo scrutinio palese per la parte che reintroduce l’elezione diretta del Senato, e lo scrutinio palese per la parte riguardante le minoranze linguistiche. Altri tre emendamenti (due di Sel ed uno di Calderoli) devono essere riformulati per poter essere sottoposti al voto, dato che per come sono scritti ne risulterebbe che i senatori delle minoranze linguistiche sarebbero a vita. Un sesto emendamento, di Roberto Calderoli, sarà messo ai voti così come è a scrutinio segreto.

Il senatore Pd Roberto Cociancich ha scritto un secondo emendamento “canguro” all’art.21 del ddl Boschi. Una proposta di modifica (la 21.200) che, riscrivendo l’articolo che riguarda l’elezione del capo dello Stato, farebbe decadere tutti gli altri emendamenti. “E’ un altro emendamento canguro”, denuncia Loredana De Petris. Minoranza Pd in fermento.

In Aula al senato era passato il canguro, l’emendamento firmato dal Dem Roberto Cociancich in grado di far decadere tutti gli altri all’articolo 1. Proteste dai banchi dell’opposizione che hanno accusato, tra l’altro, il senatore di essere un ‘prestanome’ di un maggiorente del Pd. L’ok è arrivato con 20 voti di scarto con 177 sì, 57 no e 2 astenuti. L’Aula, dopo aver approvato l’articolo 1 con 172 sì è passata, dunque, all’articolo 2, il cuore della riforma, che affronta la composizione del Senato.

“Non ci sarà nessun emendamento del governo all’art. 2 del ddl”. A confermarlo è il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi al termine di una riunione di maggioranza sulle riforme. Ma il governo non ha mai preso in considerazione tale ipotesi? “Ho detto che non ci sarà nessun emendamento del governo, poi si valutano tante cose..”.

Con la vittoria sull’articolo uno e l’accordo sull’art. 2 comma 5 il passaggio più difficile – quello che più preoccupava il governo sugli articoli 29 e 32 – è stato brillantemente superato e si fa un grande passo avanti. Lo ha spiegato, secondo quanto si apprende, Matteo Renzi ai suoi.

LA GIORNATA IN AULA

Boschi ‘Bella ciao’ – Subito dopo l’ok all’emendamento Cociancich nell’Aula del Senato, sui banchi del M5S spunta una foto del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi con sotto la scritta “Bella Ciao”. Così il movimento protesta contro l’ok dell’Aula all’emendamento “canguro” che di fatto ha fatto decadere tutte le altre proposte di modifica all’articolo 1 del ddl Boschi.

Insorge la Lega dai banchi dell’aula del Senato alle parole del capogruppo dei verdianiani, Lucio Barani: “Siamo una forza di opposizione”. I leghisti sventolano delle banconote verdi tipo dollari, mentre gridano: “Io ho un posto di lavoro, tu no, disoccupato!”.

L’accusa di Calderoli – “Stamattina le ho scritto presidente Grasso, per rivolgerle la richiesta che fece il senatore Russo in quest’Aula nei miei confronti qualche giorno fa e cioè io vorrei che si verificassero sostanzialmente due cose: se tutti gli emendamenti presentati sono stati sottoscritti con firma autentica e se i presentatori hanno davvero contezza del loro contenuto. Voci di corridoio mi dicono, infatti, che lei senatore Cociancich avrebbe ammesso prima di entrare oggi in quest’Aula di non essersi reso assolutamente conto della portata della sua proposta di modifica”. “Voglio aggiungere – dice anche Maurizio Gasparri – all’emendamento Cociancich una firma, quella di Paolo Aquilanti, segretario generale di Palazzo Chigi, è lui il “colpevole” della proposta di modifica che fa decadere tutti gli altri emendamenti all’art.1.

Grasso, non decide ‘alzata sopracciglio’ premier –  “Non le consento di dire che basta un’alzata di sopracciglio da parte del presidente del Consiglio per valutare gli emendamenti! Per la loro valutazione è stato fatto un esame attento e scrupoloso sulla base delle norme del regolamento”. Risponde così, con forza, il presidente del Senato Pietro Grasso al senatore di Gal Mario Mauro che, dopo aver chiesto anche lui (oltre al resto delle opposizioni) la convocazione della Giunta per il Regolamento, aveva inserito nell’elenco delle cose che possono determinare il via libera o meno ad una proposta di modifica anche “l’alzata di sopracciglio del presidente del Consiglio”.

Il blitz grillino – Dopo l’approvazione dell’emendamento Cociancich, che fa decadere tutti i successivi emendamenti, l’Aula del Senato è impegnata in una lunga discussione su una richiesta sollevata da Vito Crimi, del M5s. Il senatore pentastellato ha chiesto riproporre come nuovo uno degli emendamenti tagliati fuori, che modificherebbe il testo dell’emendamento Cociancich. La richiesta è stata avanzata citando un articolo del regolamento di Palazzo Madama (100, comma 5), che ammette la presentazione in Aula di nuove proposte, firmate da almeno 8 senatori, che sia “in correlazione con emendamenti già approvati”. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha fatto presente che l’emendamento di M5s non è “in correlazione”, ma modifica il testo appena votato, contraddicendo il principio (“ne bis in idem”) secondo cui un testo già approvato non viene sottoposta a nuova votazione. Tutte le opposizioni (oltre a M5s anche Sel, Fi, Cor) chiedono la convocazione della Giunta per il regolamento.

ANSA