Riforme, il rush finale al Senato: seduta a oltranza e domani il via libera

Senato

E’ il giorno degli ultimi voti al Senato sulla riforma costituzionale, con gli ultimi emendamenti che saranno analizzati oggi e voto finale che arriverà domani, alla scadenza fissata la settimana scorsa dalla capigruppo, che aveva previsto la chiusura appunto entro l’8. Il forcing degli ultimi giorni – complice anche l’Aventino dei 5 Stelle, che non hanno partecipato ai lavori dell’aula per protesta – ha permesso di approvare gran parte degli articoli, con pochi emendamenti dei relatori e un paio di passi falsi della maggioranza per le riforme, ma non sui pilasti della riforma.

La seduta del Senato riprenderà alle 9.30 e la capigruppo ha deciso che si andrà avanti a oltranza fino al voto finale, salvo pause tecniche, fino all’esaurimento di tutti gli emendamenti per arrivare alle dichiarazioni dei gruppi e al voto finale sul provvedimento domani. Il premier Matteo Renzi potrebbe anche essere in aula oggi, ma valuterà al momento sulla base dell’andamento dei lavori.

Ma le incognite restano, come l’ipotesi – data per più che probabile – che al momento delle dichiarazioni di voto finali i ‘frondisti’ FI che fanno capo a Raffaele Fitto dichiarino il proprio ‘distacco’ dal voto del gruppo. E su tutto potrebbe anche aleggiare l’ombra dei dati sul Pil snocciolati dall’Istat: il presidente Pietro Grasso, replicando ad una lettera del M5S, ha spiegato che sono in corso contatti con il ministro dell’Economia Padoan per verificare la sua disponibilità ad intervenire in Aula.

I passi falsi della maggioranza. Ieri sera è passato, con voto segreto, l’emendamento 30.123, prima firmataria Loredana De Petris di Sel, sull’articolo 30 del ddl riforme che modifica il Titolo V. L’emendamento, approvato con 5 voti di scarto (140 sì, 135 no),  introduce nella Costituzione la competenza delle Regioni sulle materie che riguardano la “rappresentanza in Parlamento delle minoranze linguistiche”. Nei giorni scorsi un altro emendamento, sempre approvato con voto segreto, aveva assegnato al Senato anche competenze sulle leggi che riguardano i temi della famiglia e del matrimonio,  quelli della salute e quelli etici (come bio-testamento e diritti civili).

Ma la riforma tiene. A parte questi due blocchi di competenze, che pure sono importanti, la riforma disegnata dal governo e dai relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli è uscita praticamente indenne dalle forche caudine di Palazzo Madama. I punti salienti su cui Renzi e il ministro Maria Elena Boschi hanno combattuto sono nel testo finale: elezione indiretta del Senato, riduzione del numero dei senatori, superamento definitivo del bicameralismo perfetto, fiducia al governo solo dalla Camera, abolizione delle Province e del Cnel. 

Il confronto sulla legge elettorale. Il dibattito politico e la trattativa tra i partiti si sposta ora sulla legge elettorale, che è l’altra grande riforma lungamente attesa, soprattutto dopo l’abolizione del Porcellum da parte della legge elettorale. Ieri Renzi ha visto per oltre tre ore Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, per cercare un’intesa sui punti più dibattuti: soglie di sbarramento e preferenze in primis. Sulle soglie si sono fatti “passi avanti”, ha detto il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, mentre sulle preferenze le posizioni rimangono distanti. 

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