Renzi sulle pensioni: «Interventi su minime e lavori usuranti»

MATTEO RENZI

Interventista, ma solo laddove serve. Presente, ma solo se necessario. Pronto a mettere bocca, ma esclusivamente per risanare e chiarire. È questa la linea del premier Matteo Renzi, che nel firmare l’accordo a Bagnoli fa la parte del governo dalla voce grossa – «Se gli enti locali non fanno, ora tocca a noi»- ma poi quando parla di elezioni amministrative frena: «Io non decido le liste, i partiti a livello locale decidono come muoversi e gli elettori voteranno chi vogliono». Al fianco del commissario anti-corruzione Raffaele Cantone per mettere in campo la stessa squadra di Expo per la bonifica dell’area napoletana di Bagnoli, Renzi tralascia invece qualsiasi considerazione sui candidati impresentabili del capoluogo campano: «Le questioni che riguardano le singole città, riguardano le singole città», chiosa Renzi. Con buona pace del sindaco Luigi de Magistris che gli dà dello «scorretto e del falso»e insiste: «Renzi deve smettere di fare campagna elettorale visto che ha affermato che le amministrative non sono politiche».

Pensioni minime? Troppo basse, il ceto medio soffre
Ma la campagna elettorale Renzi la fa, eccome, intervenendo «ovunque in tv», come fa notare Nicola Fratoianni (Sinistra italiana), componente della Commissione parlamentare di vigilanza, che chiede di «regolamentare le presenze». Durante il videoforum di Repubblica tvinterviene a gamba tesa anche sul capitolo pensioni:«Nessuno deve temere per le propria pensione, tranquillità per tutti». «Le pensioni minime sono troppo basse e valutiamo interventi», perché il ceto medio «soffre»- sottolinea Renzi. «In Italia si è concesso a troppe persone di andare in pensione troppo presto- spiega il premier- Oggi l’età si allunga, e la nuova legge prevede che tutti debbano andare col contributivo. Nel mezzo vanno trovate delle soluzioni che salvino i contributi ma diano la possibilità di dare a chi vuole la possibilità di andare in pensione prima. La vera scommessa è sapere se possiamo dare un anticipo pensionistico, l’Ape, a chi deve aspettare per la legge Fornero. Ne stiamo discutendo. Chi va in pensione prima deve rinunciare a qualcosa», chiarisce Renzi, anticipando che «i tempi sono quelli della legge di stabilità, cioè i prossimi 3-4 mesi».
La lotta coi sindacati
Il premier, «disegnato» sempre in lotta con i sindacati, si dice invece pronto agli accordi: «Noi non pensiamo che la concertazione sia coperta la coperta di Linus della quale non si può fare a meno. Se c’è siamo più contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui. Non è che noi siamo ideologici, siamo pronti a farli e li abbiamo fatti come nel caso Eletrolux o Lamborghini. Poi ce ne sono alcuni che hanno scelto di non lavorare con noi: come la Fiom Cgil. Per me ha sbagliato Landini, vedendo i numeri di quello che è successo a Melfi e a Cassino, di quello che accadrà a Pomigliano d’Arco e in Piemonte. Il mantenimento del sito produttivo a Modena, con il gruppo che ha confermato la volontà di andare avanti. Aveva ragione Marchionne, poi ognuno è libero di fare quello che vuole. Su alcune questioni sono stati tutti contro di noi, come con la scuola. E’ stato un momento difficile: non sapevo se era il caso di mantenere una linea dura, ma poi sono andato avanti».
La questione Jobs act
«Sul Jobs act Cgil e Cisl hanno parlato di errore, hanno fatto un errore grandissimo: pensavano ci sarebbe stato il boom dei licenziati. Invece ci sono 375 mila disoccupati in meno. Il merito degli incentivi è il 50%, delle norme l’altro 50%. La realtà dice che con il Jobs act c’è un aumento dei posti di lavoro. Infatti stiamo pensando di rendere stabile la riduzione del cuneo fiscale, cercando di ridurre il costo del lavoro per tutti. Lo so che il Jobs act non basta, da solo, non ho mai detto il contrario: ma le forme illegali si perseguono, se c’è qualcuno che abusa delle regole, noi siamo in prima fila per denunciarli. I voucher? Non sono un abuso, bisogna discuterne. Grazie al Jobs act ci sono migliaia di persone che hanno dei diritti che prima non avevano. Che vuole dire ad esempio la possibilità di fare un mutuo. È la più grande operazione anti-precariato fatta da un governo».
Il bonus bebè
«Il bonus bebè? Lo so che non salva tutto- nota Renzi – Nessuno fa un figlio perché sa che c’è il bonus bebè, è un’attenzione alle famiglie, non un atto all’incentivo. Ma quando abbiamo stanziato i 100 milioni per gli asili nido, appena arrivati al governo, ci siamo resi conto che era difficile spenderli: la semplificazione della burocrazia è fondamentale per andare avanti. Oggi fare un figlio in tutto il mondo evoluto è un’esperienza bella, ma non può essere una penalizzazione per il lavoro».
Il rebus Napoli
A Napoli si vota, e a Napoli il Pd è alleato in maniera organica con Ala di Verdini. Intanto Cantone è stato nominato garante della rinascita di Bagnoli. Contraddizioni? «L’aspetto istituzionale va diviso da quello amministrativo», per Renzi, che elenca: «Ci sono decine di opere pubbliche in Campania, e in generale al Sud, che sono bloccate. Bagnoli è una di queste: completamente abbandonata da decenni di incuria. Noi abbiamo scelto di fare investimenti: sulla Reggia di Caserta, su Pompei, sulla Napoli-Bari, sul museo di Capodimonte, sulla sorgente Rizziconi in Calabria- un collegamento che mette insieme Calabria e Sicilia dal punto di vista energetico, che porterà a un risparmio di 595 milioni di euro alla bolletta energetica dell’Italia. Questo è il Parlamento che ha aumentato le pene per chi corrompe, chi è corrotto». Poi c’è «una parte amministrativa», sottolinea il premier. «Gli assessori della giunta de Magistris erano nel corteo a manifestare contro di noi, quando siamo andati a Napoli: con la sua amministrazione non si lavora. Ogni realtà fa le valutazioni che ritiene di fare sul territorio. Noi lavoreremo col sindaco di Napoli, chiunque egli sarà». E i candidati impresentabili? «Se nel Comune di Napoli si candidano delle persone che non sono votabili, non posso occuparmene io: non mi metto a discutere se un candidato ha un nipote o un parente dubbio. Poi ciascun partito farà le proprie valutazioni. Le questioni che riguardano le singole città, riguardano le singole città. C’è libertà di scelta. Ciascun partito farà le sue valutazioni, io spero che nel Pd vengano candidate sempre persone presentabili ogni tanto qualcuno può scapparci», ma «gli elettori voteranno chi vogliono. Il presidente del Consiglio non si occupa» delle list», chiarisce Renzi.
La lista di Giachetti? «L’ho letta su Facebook»
«A Roma, ad esempio, c’è Giachetti, che ha presentato la lista degli assessori: io l’ho scoperta su Facebook. Non è che gli ho mandato io la lista, oppure una mail anonima dello staff di Matteo Renzi o di Lorenzo Guerini. Una mail del genere, con Giachetti, finisce nello spam. Con Giachetti c’è una squadra molto competente, è l’esatto opposto di chi apre la casella, trova la mail e firma un co.co.pro della Casaleggio associati», come Virginia Raggi, candidata dei Cinque Stelle. «Fossi un cittadino non sceglierei un candidato co.co.pro di un’azienda privata milanese», insiste Renzi innescando la polemica a distanza con il Movimento: «Sono dei disperati e più faranno così e più tutto ciò gli si ritorcerà contro. Sarà un boomerang per il partito di Renzi», replica il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.
L’accordo con Verdini: «Grato ad Ala per unioni civili»
Secondo Renzi, non c’è da scandalizzarsi per gli accordi con Verdini: «Io lo so benissimo che non abbiamo vinto le elezioni, e so di essere presidente del Consiglio non per merito elettorale. Se avessimo preso il risultato del 2014 avremmo governato da soli, ma purtroppo non abbiamo vinto. All’improvviso si è svegliato chi votava la fiducia con Verdini e faceva accordi con Verdini. Oggi sembra che Verdini sia il mostro di Loch Ness, ma era l’uomo che per Forza Italia trattava con la prima linea del Pd di Bersani. So anche di non essere stato il primo: sono stato chiamato dopo un anno di Letta. Le riforme però si possono fare anche se ci sono i voti di Ala e Verdini. Io sono grato a loro per aver dato il voto sulle unioni civili, altrimenti non avremmo la legge, perché i Cinque Stelle non l’avrebbero votata». Cosa cambierà con la prossima legge elettorale? «Con questa legge sarà chiaro chi vince. Sia Hollande che il verde in Austria hanno potuto vincere grazie al ballottaggio».
Il referendum costituzionale
«Alla fine le riforme costituzionali non sono un giudizio di Dio, ma sono semplicemente un nuovo modello di establishment- sottolinea il premier- Con questo sistema che abbiamo oggi, l’inciucio è più facile, con le riforme abbiamo la possibilità di un governo che duri cinque anni. Questa riforma qui la voteranno migliaia di cittadini. Alla fine io li capisco i parlamentari: questi sono terrorizzati dall’idea di compiere l’esperienza mistica di dover tornare a lavorare. Ma l’elettore della Lega o dei 5 Stelle, che non mi ama, e non mi sopporta, dovendo scegliere tra un sistema che costa meno, voterà sì, anche se alle elezioni non voterà Pd. Lo sanno benissimo, i sostenitori del no, che gli spazi della politica si ridurranno tantissimo con questa riforma». A proposito dei comitati per il sì, «ci saranno 10mila presidenti perché avremo 10mila comitati- anticipa Renzi- Ora hanno firmato il manifesto 186 professori di diritto, arriveremo a mille e il portavoce sarà il responsabile della comunicazione scientifica. Questa riforma è l’alternativa tra l’inciucio e la grande ammucchiata e la semplificazione e il bipolarismo. La riforma nasce dalle commissioni Bozzi, Iotti, D’Alema- insiste il premier- noi abbiamo un solo merito, averla portata a casa». Per Renzi, «questa riforma costituzionale non tocca il governo ma dà più potere alle opposizioni e ai cittadini. Io voglio bene ai partigiani- conclude il segretario del Pd- ci credo nell’Anpi, mi sono emozionato quando ho visto che ci sono partigiani che votano Sì. Chi vota No lo rispettiamo».
La Libia
«Noi non interveniamo in Libia con il nostro esercito a meno che non ci sia una richiesta specifica e lavoriamo diplomaticamente affinché il governo del primo ministro possa essere messo in condizione di dare stabilità alla Libia. La storia dei 5mila soldati è una notizia giornalistica che spero sia stata finalmente archiviata».
Gomorra? «Giusto raccontare la realtà»
Gomorra diseducativa? «No. diseducativa è la camorra, il fatto che si raccontino certe realtà è un bene. La camorra è il problema del Sud, è la criminalità che va raccontata. Bisogna raccontare anche le cose che funzionano, certo. C’è anche molta parte positiva, che bisognerebbe valorizzare. Certo, i ragazzi vanno incoraggiati: ma non negando la realtà. Bisogna fare anche un lavoro sulle scuole».
L’emergenza migranti
«Tenere insieme l’umanità e la dignità con l’idea di Europa è fondamentale. Non è vero che stanno aumentando i migranti, erano circa 42.900 lo stesso giorno l’anno scorso, quest’anno sono poco più di 33 mila. E il trend è in discesa. Non vuol dire niente. Ma agli austriaci e a tutti gli altri dico che il trend dell’immigrazione è in discesa: ma se l’Italia comincia ad essere credibile in Europa è perché abbiamo fatto le riforme. E allora ecco perché le riforme costituzionali sono cruciali: se questo percorso prosegue, allora saremo leader per i prossimi dieci anni».

Corriere della Sera