Renzi sfida i ribelli: sapete solo perdere

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ROMA La pace, tentata da Matteo Renzi dopo l’approvazione dell’Italicum, non è neppure sbocciata. I ribelli del Pd hanno continuato a fare i ribelli. E il premier così torna alla carica della minoranza, incrocia le lame con Massimo D’Alema. Attacca i suoi predecessori a palazzo Chigi: «Se avessimo fatto prima ciò che avremmo dovuto fare, l’economia oggi sarebbe più forte. Se avessimo fatto la riforma del lavoro nel 2004 come la Germania e non oggi, la condizione occupazionale sarebbe diversa», ha detto a metà mattina a Firenze. E alludendo a Mr. Wolf di “Pulp Fiction”: «Noi non siamo i risolvi problemi, siamo persone semplici che a fronte di un dibattito pluridecennale, si sono chiesti: “Non sarà il caso di fare le cose che abbiamo promesso tutti insieme di fare?”. Le nostre riforme non le abbiamo partorite di notte, di nascosto, sono quelle di cui si parla da anni».
IL DUELLO CON D’ALEMA
Le bordate più violente, Renzi però le sferra a sera dai Magazzini del Cotone di Genova, dove è accorso per sostenere la candidata alle elezioni regionali Raffaella Paita. Massimo D’Alema un paio d’ore prima aveva messo a verbale: «Sono almeno 100 mila i militanti, soprattutto di sinistra, che non si sono più iscritti al Pd». Ancora: «L’Italicum è una riforma di destra. Penso che l’arroganza di Renzi, il voler imporre il suo punto di vista, non piaccia agli italiani». Ed ecco la reazione di Renzi, senza citare D’Alema: «Oggi vedo che c’è qualcuno che dice che perdiamo iscritti. Sono i nostalgici del 25%, quelli che stavano bene quando si perdeva, quelli che hanno avuto la loro occasione e l’hanno persa. Ma non ci faranno passare la voglia di cambiare l’Italia».
Genova è anche la piazza dove la sinistra, quella legata allo scissionista Pippo Civati, ha presentato Luca Pastorino contro la Paita che aveva vinto le primarie. E allora, ecco l’altro affondo di Renzi: «Questo è lo spot migliore di una sinistra masochista che vuole perdere per i prossimi 20 anni. Qui in Liguria ci sono due sinistre, una che prova a cambiare e una a cui piace perdere e far perdere». E puntando l’indice contro Civati: «Dopo aver perso le primarie mi dicevano di andarmene, ma io ho risposto che il Pd è casa mia se vinco o perdo. Chi scappa quando perde non è degno di stare dentro una comunità». E inquadrando nel mirino Pastorino, che ha lasciato il Pd per candidarsi governatore: «Rispettare il risultato delle primarie significa rispettare se stessi».
A fagiolo, per l’offensiva di Renzi, arriva la vittoria in Gran Bretagna del conservatore David Cameron. E il premier ne trae due insegnamenti. Il primo: «Ho già fatto i complimenti a Cameron, ma quanta responsabilità ha la sinistra? Con l’aiuto di un pezzo importante della burocrazia di quella sinistra, Ed Milliband ha vinto il congresso contro il fratello David che aveva una posizione più “blairiana” e meno radicale. Oggi è arrivata la risposta dalle elezioni: quando la sinistra rinuncia al riformismo e gioca la carta dell’estremismo può vincere qualche congresso, ma perde le elezioni». Il secondo insegnamento del voto inglese: «Dopo l’approvazione dell’Italicum si è parlato di deriva autoritaria. Ma guardate che cosa è successo in Inghilterra, dove oggi col 36% dei voti i conservatori hanno la maggioranza assoluta. Con la nostra riforma sarebbero andati al ballottaggio».
Nel tour elettorale di Renzi c’è anche un capitolo dedicato alla riforma della scuola: «Cambieremo ciò che va cambiato, io non ho paura del confronto sui contenuti. Ma la riforma resta valida e andiamo avanti per ridare autorevolezza alla scuola». E un altro sugli immigrati, scritto a metà pomeriggio durante il comizio ad Aosta: «La Valle d’Aosta non ha voluto accogliere 79 profughi? Il principio della solidarietà non può essere negato. Tutte le Regioni devono fare la propria parte».

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