Renzi “piu’ soldi alle pensioni minime”

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Roma – Più soldi nelle tasche di chi prende la pensione minima, sblocco contrattuale e salariale per il pubblico impiego, sgravi contributivi per le partite iva non ordinistiche. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, tratteggia la prossima legge di bilancio, almeno in quelli che saranno i suoi tratti salienti.

Dallo studio di Porta a Porta annuncia, innanzitutto, che “quest’anno ci sara’ un intervento di aiuto a chi prende poco di pensione. Metteremo piu” soldi a chi di pensione prende poco”. Assieme a questo, i provvedimenti per agevolare l’uscita dal mondo del lavoro, sotto forma di una riduzione dell’ordine di venti-trenta euro per un anno di lavoro a cui si rinuncia: “Una sorta di scivolo”, sintetizza il premier, “tutti quelli che si trovano a tre anni dalla pensione, se accetteranno, potranno decidere autonomamente di andarsene. Loro non tirano fuori una lira. Rinunciano a una quota di venti, trenta euro e vanno in pensione un anno prima”.

Capitolo pubblica amministrazione: “Dobbiamo lavorare per sbloccare l’adeguamento salariale e i contratti del pubblico impiego. E’ un’altra misura di equità”. Infine le partite Iva: per cinquecentomila, questa la stima di Renzi, non iscritte agli ordini professionali, “ci sarà una misura nella manovra economica quantificabile in mille euro”, ha annunciato il premier.

Intanto, Renzi puo” registrare che “la curva del deficit continua a scendere” e “credo che non sforeremo il tre per cento, rimanendo sul 2,3 o 2,4 per cento”. L’obiettivo rimane incidere sul debito, ma “per sperare occorre che torni a crescere il Pil”. Anche per questa ragione il presidente del Consiglio chiede di smetterla di dire che occorre riconsegnare gli ottanta euro. E’ qualcosa che porta la gente ad avere paura e a non spendere. “Quando mi sento dire che bisogna restituire gli ottanta euro, penso che sia la dimostrazione una vota di piu” che certi messaggi tendono a dare preoccupazione e sono sbagliati. Non c’è da restituire gli ottanta euro, questo deve essere chiaro”.

Ma tra gli elementi capaci di incoraggiare la crescita del Pil, Renzi mette anchel’appuntamento referendario. Appuntamento che si terra’, “a naso, tra il 15 novembre e il 5 dicembre”, come lui stesso annuncia. Rimane in sospeso, invece, il discorso delle eventuali dimissioni in caso di vittoria del No: “Non ci ripenso, è solo che mi hanno detto di non personalizzare e allora io non parlo del mio futuro. Preferisco parlare del futuro dell’Italia, degli italiani”. Un futuro che Renzi non vede a rischio democratico: “La riforma costituzionale non porterà ad avere meno spazio per la politica, ma solo meno poltrone. Se vinceranno i Sì, rimarranno i senatori a 25mila euro al mese”.

Qui il segretario del Pd infila una stoccata a Massimo D’Alema, promotore del comitato per il No: “Non so quanto il suo impegno aiuti le ragioni del Sì, io credo molto”. Non si tratta, pero’, dell’unico riferimento all’ex presidente del consiglio, parlando delle banche e del caso Mps, Renzi ha citato una “certa politica impicciona” di cui non fa parte il Pd “che non esisteva ancora, ma esisteva invece la sinistra” che non è esente da responsabilità”: “Noi non siamo quelli che amano comprare le banche, nemmeno in Puglia”, ha anche sottolineato Renzi.

La chiusura è sul caso Roma. Renzi gioca la carta istituzionale, rinuncia ad affondare ul caso di una amministrazione fortemente in crisi, per soffermarsi, invece, sulle contraddizioni del Movimento Cinque Stelle. “In bocca al lupo a Virginia Raggi”, dunque, anche perche” “l’immagine del sindaco di Roma è l’immagine di Roma”, la capitale d’Italia. Ma, certo, difficile “vedere tante bugie tutte insieme”, di sicuro, dunque, Renzi “non assiste allo spettacolo con il pop corn in mano”. Duro sul Movimento di grillo: “Cinque Stelle e due morali. Ora la smetteranno”, Anche perché, “prendono un fracco di rimborsi pubblici” e quando “ho chiesto a Grillo di abolire con me il senato mi ha risposto in modo tanto volgare da non poter essere riferito. Nemmeno in seconda serata”.

AGI