Renzi: ora pulizia non lasceremo la Capitale in mano ai ladri

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«Non sappiamo se quello che emerge dipinge dei tangentari all’amatriciana o dei mafiosi, lo dirà la magistratura ma noi non lasceremo la capitale in mano ai ladri». Intervenendo alla convention romana dei giovani dem, Matteo Renzi non si pronuncia sulla questione se lo scandalo capitolino debba essere affrontato in base all’articolo 416-bis del codice penale, cioè dell’associazione di tipo mafioso, ma su una cosa non lascia dubbi: la prima urgenza è quella di «far pulizia, perché Roma è troppo grande e bella per lasciarla a quella gentaccia là. Prendere una tangente è la cosa peggiore che un politico possa fare e con noi quelli hanno chiuso». E’ quanto dice il premier-segretario davanti a una platea di giovani che, spera, possa esprimere la nuova classe dirigente di un partito che mostra di averne un disperato bisogno. E aggiunge: «Non mi basta lo sdegno delle prime 48 ore, bisogna fare rapidamente i processi, chi è colpevole paghi fino all’ultimo centesimo e all’ultimo giorno perché non è possibile che in Italia non paghi nessuno».
Bagno di folla, anche se diversa, ieri anche per Ignazio Marino, che nel corso della cerimonia dell’Immacolata a piazza di Spagna ha ricevuto – assieme al presidente della Regione Nicola Zingaretti – il plauso di numerosi cittadini con l’incitamento a «non mollare» e a «fare pulizia». Oltre a – ha tenuto a comunicare lo stesso sindaco – «l’incoraggiamento» di Papa Francesco, che gli assicurato che «pregherà per Roma». Cosa che potrebbe non essere priva di rilevanza vista l’impegnativa settimana che attende Marino risoluto ad «continuare a far pulizia» e, nello stesso tempo a «fare un po’ di differenziata per separare i buoni dai cattivi, e non buttare tutto». Di qui la continuazione del dialogo tra sindaco e prefetto – un nuovo incontro con Pecoraro è previsto per oggi – e conseguentemente con il ministro dell’Interno Alfano. Quest’ultimo, sull’ipotesi di scioglimento del Comune, si mostra cauto: «Ho parlato con il prefetto Pecoraro che ha studiato le carte. Valuteremo il da farsi». Per il titolare del Viminale sembra valere sempre l’opportunità, espressa anche in un’intervista a questo giornale, di «muoversi con i piedi di piombo» per le peculiari caratteristiche della Capitale e per l’emergere – ha aggiunto ieri – di «un quadro che investe anche amministrazioni pregresse: quella di Alemanno e anche la precedente». Nell’agenda di Marino dei prossimi giorni la formazione della nuova giunta in cui dovrebbe figurare un garante della legalità e della trasparenza, cosa consigliatagli anche dal leader della minoranza del Pd Gianni Cuperlo. Solidale col sindaco il governatore Zingaretti, contrarissimo allo scioglimento del Comune «anche perché questo era l’obiettivo di chi si organizzava contro l’arrivo di Marino in Campidoglio, visto come garante della legalità e della pulizia. Legalità e pulizia che noi – dice Zingaretti – non tradiremo mai».
Per tutt’altra soluzione si dichiarano invece le opposizioni, dal grillino Di Battista al forzista Giovanni Toti: «Un’altra giornata di chiacchiere – afferma il consigliere politico di Berlusconi – i partiti si prendano le loro responsabilità. A Roma si vada subito al voto». Non diversamente la pensa Mariarosaria Rossi, tesoriere di FI: «Non c’è altra soluzione che lo scioglimento del Consiglio comunale. Il lavoro di Marino è stato fallimentare e con conseguenze devastanti».

Il Messaggero