Renzi: «Non aumenterò le tasse la crescita verrà con le riforme»

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ROMA A palazzo Chigi nessuno nasconde l’irritazione per la zampata di Bankitalia. I «burocrati» di via Nazionale che alla vigilia del delicato Consiglio europeo di domani si premurano di far sapere che il debito pubblico italiano ha stracciato un nuovo record, non sono un bel vendere per Matteo Renzi. Ma il premier reagisce con un’alzata di spalle: «Mi fanno la guerra, però non mi fermeranno. Vado avanti e non mi lascio certo impressionare dai dati che ogni giorno sforna qualche ufficio studi di turno».
E va avanti, Renzi, scandendo una promessa: nonostante i dati economici negativi, in barba ai conti traballanti, «non metterò nuove tasse. La crescita si garantisce facendo le riforme, cambiando la politica europea e battendo la palude della burocrazia, non certo facendo manovre correttive».
OTTIMISMO & ALLARME
A palazzo Chigi i collaboratori del premier fanno sapere che la linea di Renzi «è la stessa del ministro dell’Economia Padoan, con cui si è sentito anche in queste ore». Che «mai come adesso non c’è tra palazzo Chigi e il Tesoro l’antica e tradizionale divaricazione dei governi precedenti». «Renzi ogni settimana», aggiungono i Renzi boys, «fa il punto con Padoan, con cui l’intesa è perfetta. E vede Cottarelli, il ragioniere generale Franco, il tutto in un confronto continuo e in una consapevolezza comune da squadra ben affiatata».
Eppure, al Tesoro non si respira l’ottimismo caro al premier. Per domani Padoan ha chiamato a raccolta viceministri e sottosegretari per fare il punto e per gettare le basi della legge di stabilità. Un vertice d’emergenza, o quasi. «Nessuno pensa di anticipare la legge di stabilità ad agosto, come qualcuno ha scritto», dice una fonte autorevole di via XX Settembre, «ma settembre si avvicina e bisogna darsi da fare. Il problema è che la situazione peggiora, che i dati ogni giorno cambiano ribaltando in negativo le previsioni. E se non si dà una registrata, si rischia di non avere più una strategia…». Il riferimento è al Pil che resta in frenata, al rapporto con il deficit che di conseguenza peggiora, al debito che vola. Numeri che fanno prevedere una legge di stabilità “pesante”, roba da 24-25 miliardi di euro, tanto più perché il piano di dismissioni di immobili e partecipate arranca e la spending review difficilmente fornirà gli importi stimati.
Un quadro allarmante che Renzi si ripromette di ribaltare (o di limitare) spingendo l’Unione europea a «cambiare politica economica». Sia ottenendo quel piano straordinario di investimenti da 200 miliardi chiesto, insieme al presidente francese Francois Hollande, al futuro capo della Commissione Jean Claude Juncker. Sia incassando flessibilità per il rientro del debito e il raggiungimento del pareggio di bilancio, «in cambio di forme strutturali»: «Dal primo settembre scatterà il piano dei mille giorni e ci giochiamo gli spazi di flessibilità», argomenta il premier. «Vogliamo essere credibili per essere autorizzati da Bruxelles a sfruttare tutta la flessibilità possibile prevista dalle regole europee».
Ebbene, per essere credibile e garantirsi la preziosa flessibilità nell’applicazione dei parametri di bilancio, Renzi è determinato a non rallentare il percorso del «nuovo Senato» e delle riforme istituzionali. Tant’è, che ha deciso di asfaltare i frondisti del Pd, se continueranno a mettersi di traverso. La prova: oggi il premier diserterà la riunione con i senatori per partecipare invece a un’assemblea congiunta dei parlamentari democrat, dove non si parlerà delle eventuali modifiche alla riforma del Senato, ma del «programma dei mille giorni». Dove ci sono dentro il nuovo assetto istituzionale, ma anche le riforme della Pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia civile («il processo in primo grado dovrà chiudersi entro un anno»), della scuola e del mercato del lavoro con il “jobs act”. «Per garantire la crescita», è lo slogan del premier, «è inutile piangersi addosso guardando solo ai dati negativi. Servono speranza e riforme per far tornare l’Italia a crescere. E bisogna uscire dalle sabbie mobili della burocrazia. Quella che quotidianamente sforna i dati negativi». Appunto.

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