Renzi: Italicum non si discute, legge per l’elezione dei 100 senatori dopo il Referendum

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«L’Italicum non si discute, dà la certezza a chi arriva primo di governare. È una legge molto semplice che dice che chi vince le elezioni può governare, è fondamentale nel rapporto tra politici e persone. Ed elimina il rischio degli inciuci permanenti». Con un occhio alla nostra situazione politica interna e ai temi dell’agenda italiana il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in Giappone per il G7 di Ise Shima, risponde così alle domande dei giornalisti nel corso della conferenza stampa conclusiva del vertice. Nessuna incertezza nemmeno sulle riserve della minoranza interna del Pd in merito ai criteri di scelta dei senatori.

“Rispetto alle modalità con cui i 100 saranno indicati al Senato è già concluso l’accordo, confermato ai gruppi Pd in assemblea”

Matteo Renzi

«Rispetto alle modalità con cui i 100 saranno indicati al Senato», ricorda ai giornalisti, « è già concluso l’accordo, confermato ai gruppi Pd in assemblea: se la riforma sarà approvata come penso e credo, lasceremo al Parlamento, subito dopo, le modalità della designazione di questi 100» per il Senato.

«Riduttiva» la discussione susenatori e Italicum
Dopo aver ribadito la linea su Italicum e senatori, Renzi non rinuncia a una stoccata sugli oppositori dem. In Italia, ricorda, a fronte di «un mondo che discute del voto in Austria in cui per un soffio non vince l’altra destra» e la «discussione aperta in America sul rapporto tra populismo e riforme» c’è «un centrosinistra che sta approvando le riforme che si attendevano da anni». In questo scenario, «che il massimo della discussione» sia «la modalità di designazione dei parlamentari, un dibattito interno e autoreferenziale della classe politica, mi lascia perplesso», ironizza il premier, che insiste: «Se a la discussione interna del principale partito deve essere le modalità, capisco le ansie, ma mi sembra riduttivo».

Referendum: decidono i cittadini
Oltre a difendere la nuova legge elettorale e modalità di scelta dei senatori dal pressing della minoranza interna del Pd che chiede modifiche, Matteo Renzi ribadisce lo spartiacque politico rappresentato dal referendum confermativo d’autunno sulla riforma del Senato. Per il premier – per il quale peraltro «non può esserci nessun collegamento tra legge elettorale e referendum costituzionale» -, nessuno che sostenga la forza della politica «può votare contro: è la più grande riforma di riduzione del costo della politica». Se vince il no, spiega, «ci teniamo le regioni come sono, se vince il sì c’è una riduzione dei politici e del costo dei consiglieri regionali. Èuna sfida grossa». Ma il premier conferma il suo personale ottimismo sulla risposta dell’elettorato : «Sono convinto che gli italiani voteranno al referendum indipendentemente da quello che suggerisce il capo di un partito».

Nel ddl Boschi c’è « la più grande riduzione del numero dei parlamentari e noi arriveremo a questa sfida non bloccando l’attività parlamentare ma continuando a lavorare: si passerà da cinque a quattro forze di polizia; si licenzieranno quelli che fanno i furbi col cartellino in 48 ore; lavoreremo molto sulla giustizia civile; ci sarà un lavoro grandissimo sulla cultura. Potrei continuare».

Referendum: data problema tecnico, «ma scommetterei su ottobre»
Quanto alla data del referendum sulle riforme, Renzi si limita a ricordare che l’individuazione della “finestra” temporale utile per la consultazione «dipende da alcuni passaggi tecnici». «Se potessi», aggiunge, «scommetterei su ottobre, anche se noi siamo pronti da domani». Comunque sia, promette poi il premier, «arrivremo alla sfida elettorale senza bloccare l’azione parlamentare: a giugno ci saranno i decreti legislativi sulla riforma della Pa, quello sulle forze dell’ordine che scendono a quattro e quello sui licenziamentidei fannulloni nella Pa che torneranno alla nostra attenzione dopo i pareri»

Il Sole 24 Ore